Cicatrix

"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)

sabato, 19 marzo 2005

Rud mi porta in un fast vicino al suo negozio di mobili. prendiamo hamburgers, birre e patatonze con un paio di chili di ketchup. mi spiega la vita di amsterdam con la particolarita' della zona rossa; non unica in europa, ma certamente la piu' famosa. mangiamo e beviamo. poi giriamo per le strade della citta', puntiamo un paio di cafe' con contorni vari. al rientro in negozio sono stonato come una campana.

 

"senti rudolph, mi spieghi cosa devo fare?"

 

"oh no tu preoccupare"

 

"eh, come non mi preoccupo. tra poco mi licenziano, ho la macchina in divieto di sosta a duemila km di distanza... come fo a non preoccuparmi?"

 

"ma io so cosa tu devi fare"

 

"ma io no"

 

"allora tu dico io adesso. Tu impaziente”. glisso e ascolto.

 

“Tu ora fai giro in amsterdam. Alle ore 6 tu andare in cafe’ Jamaica in Reguliersgracht. Siede in tavolo vicino a finestra e ordina due birre. una tu lasci di fronte a tu come se tu aspettare amico. tu defi mettere tovaglio su bichiere. Poi aspetta. Tu ordini altra birra se vuoi. E poi tu aspetta. Se no viene oggi tu vai domani”

 

“chi deve venire?”

 

“oh, io no so. Io so che tu deve andare in jamaiza  cafe’ e basta. Poi io non so”

 

rimango perplesso a guardarlo.

 

“Pellini…. Drugo non spiegato tu?”. Rimango fermo a guardarlo sempre piu’ perplesso.

 

“io non so. Non spiegato me cosa aspetta. Tu defi andare la e pasta…”

 

“….coi fagioli…”

 

“questa e’ cosa. Dafero. Poi adesso era molto che questa cosa non era cosi’. Anno scorso solo una volta e poi niente piu’. Ogni tanto Pellini telefona me e dice questo che arriva amico suo da italia. E adesso sei tu”

 

“Ho capito”. Non ho capito un cazzo. “Vabbe’. Da quanto tempo conosci Michele?”

 

“Pellini? Oh da tanto anno. Dieci forse o piu’. Lui no era mai venuto in amsterdam. Noi conosci in un cafe’ con mia ex moglie. Tanti anni. E poi siamo stati amici fino a ora”

 

“Vabbe’. Senti Rudolph, vado a bere qualcosa”

 

Mi faccio spiegare meglio dove sia il fatidico posto e saluto mister mustazzo:

 

“torna a trovare. Stasera festa di mio amico Wolfang. Prendi mio numero e tu chiama.

 

esco con la promessa, poco convinta, di farmi sentire. Questa cosa e’ davvero strana. Un tizio che tutto sembra tranne che riservato come una spia o un basista che si rispetti. Mi tratta come un vecchio amico, si fa un giro per la citta’ con uno che teoricamente dovrebbe piu’ o meno proteggere. Non c’e’ piu’ religione.

 

Per passare il tempo vado a guardarmi le donne in vetrina sui canali. Ce ne sono di tutti i gusti e di tutte le eta’. Rosse e brune, bionde e more, bianche e nere accomunate da un solo denominatore comune: son tutte troie. Eppure non mi tira neanche una tizia. Mi suona troppo meccanico, troppo plateale, troppo esposto, svenduto, scoperto… non c’e’ gusto. che stia diventando…? Mi guardo in giro. dovesse mai piacermi un bel maschione… Si dice che sia l’anno dei gay. Ma che significa: “e’ l’anno dei gay”….  la trovo una mancanza di rispetto. Esiste forse l’anno dell’eterosessuale? E allora perche’ creare questa ‘differenza’? ma saranno cazzi loro. in tutti i sensi. che battuta schifida. Mi vergogno da solo pure di averla pensata. creare categorie e’  gia’ una mancanza di delicatezza. Insomma tutti questi outing, queste confessioni pubbliche di pubblica omosessualita’ le trovo proprio indelicate. Che bisogno c’e’ di dirlo a me che ti piacciono le persone del tuo sesso? Va benissimo cosi’. Che ti devo dire? Sono contento per te. Le relazioni non hanno questi confini. Io non ti rispetto ne piu’ ne’ meno di prima. Davvero non me ne frega un cazzo. Sono affari tuoi, mica sei un mio amico… cioe’ un amico va bene. Ti racconta una cosa sua. No? “mi sono innamorato di asdrubale”. “lui e’ asdrubale, il mio fidanzato”. “io e asdrubale ci sposiamo, vieni al nostro matrimonio”. “bella storia, ragazzi. Auguri. Ci vengo molto volentieri”. Punto. Sono affari privati. Certi cazzi si raccontano tra amici. Se li racconti in TV si chiama esibizionismo e l’esibizionismo non e’ etero e non e’ omo.  Ok. Dopo questa botta di filosofia di bassa lega suono ad una porta ed entro a chiedere il prezzo…… la tizia e’ una bionda bella e simpatica. Mi spara un prezzo esagerato e mi spiega che sono soldi investiti benissimo. un ricordo (lei dice un’emozione) indescribable, indicibile. ringrazio ed esco. Le cose inexpressible mi fanno schifo. E’ come sfuggire la realta’. A me la realta’ piace raccontarla, pensarla, descriverla, appunto. non fa per me, e’ come godere a meta’. Cosi’ giro ancora. Cerco e trovo il cafe’ jamaica e ordino due birre, metto un “tovaglio” su quella che lascio di fronte a me e inizio a sorseggiare con patatine e superskunk. Il tempo passa ad osservare una partita al biliardo e una partita della coppa d’olanda in tv. C’e’ poca gente e sono gia’ le 7.

 

Improvvisamente, si materializza di fronte a me una donna  e mi chiede qualcosa sorridente. Ero assorto nei miei pensieri e mi ha colto di sorpresa.

 

“cosa?”

 

“are you italian?”

 

“cosa?” (dì di nuovo “cosa”, ti sfido a dire di nuovo “cosa”…)

 

la tizia si siede di fronte, tira via il tovagliolo dalla birra e butta giu’ una sorsata degna di un barney gamble qualsiasi.

 

“cheers”.

 

per fare il polemico scelgo l’inglese: “cheers si dice prima di bere…”

 

“mi chiamo helena. Tu?”

 

“io ne ordino un’altra”

 

“aspetti qualcuno che non verra’?”

 

sono combattuto tra uno sconclusionato senso del dovere e l’istinto del maschio in posizione d’attacco; una situazione molto simile a quella dell’idiota che ci casca sempre.

 

“senti, helena, ho appena fatto due chiacchiere con una tua collega simpatica e carina come te. Non e’ serata, eh?! – parto con uno slang stile famigghia - Io non ho niente contro… anzi… se mi fossi capitata a tiro qualche giorno fa… beh… avremmo provato a fare qualcosa di… come dire… indescribable, ecco la parola giusta. Ma adesso, no. Ecco.  Diciamo che ci sono momenti si e momenti no. Questo e’ uno di quelli! nel senso di momento no. Mi capisci? Quindi, se hai piacere di passare una serata diciamo cosi’… a fare due chiacchiere, ecco io ti offro una birra molto volentieri. Ti siedi qui con me (e lo hai gia’ fatto), tiri via il tovaglio (e lo hai gia’ fatto), ti bevi un po’ di birra (e anche questo come sopra). Finito qui, capisci?”. chetelodicoaffare.

 

La tipa mi guarda sorridente, butta giu’ un’altra sorsata e poi posa la pinta sul tavolo. Rimette il tovagliolo al suo posto. Allarga il sorriso a labbra strette e mi dice:

 

“chi sei esattamente, il cugino scemo dei soprano?”. e chetelodicoaffare…

 

si alza, gira i tacchi con classe e torna a sedersi ad un tavolo con altre due amiche. Se qualcuno dovesse mai chiedermi qual’e’ stato il momento in cui mi sono sentito l’uomo piu’ idiota del mondo, adesso saprei dirglielo con certezza. Abbasso gli occhi e cerco di non pensarci. Guardo di sottecchi il trio femminile e comprendo che non c’e’ alcuna possibilita’ di uscirne dignitosamente, per cui finisco l’ultimo sorso di birra e mi alzo per uscire. Passando vicino al tavolo, la tipa si gira platealmente dall’altra parte. Mi da le spalle ed esplode in una risata programmata per frustare. Che figura di merda.

 

Appena fuori ci ripenso ancora per circa due secondi. poi decido di darmi una risposta decorosa e credibile per giustificare la faccenda:

 

“Per me era davvero una prostituta”. Amen.

 

guardo l’orologio e visto che butta male chiamo Rud.

 

“cicatrix, amico mio. no venuto nessuno? No problema. Normale succede. tu viene festa di wolfang. Tu prende taxi e dire lui di portare a Melkweg in Lijbaansgracht. E’ locale famoso che lui certamente sa”

 

“ma no, rud, non lo so, ti chiamavo proprio per dire che non riuscivo a venire…”

 

“oh, no. Tu no chiamare per dire che non venire. Tu venire. e a ingresso tu dire che sei amico di rud”.

 

Non ho capito la logica, per cui (logicamente) gli dico: “va bene arrivo”.

 

Il locale si trova su un canale e l’ingresso e’ talmente affollato da farmi passare la voglia. Provo ad avvicinarmi ai gentili signori all’ingresso. Se mi mandano a quel paese avro’ un buon alibi per saltare la fila e andarmene a dormire… invece quelli appena faccio il nome di rud, mi fanno addirittura un leggerissimo sorriso ed alzano la cordicella del “passaggio a livello”… appena dentro mi appoggio al bancone del bar e ordino un bicchiere d’acqua. L’ambiente e’ caldo, vige la penombra d’ordinanza e c’e’ rumore di musica. Il tempo di essere servito ed il buon rud e’ alle mie spalle. Per farmi capire quanto sia felice di vedermi mi spara un affettuosa manata (piu’ simile ad una mazzata…) sulla schiena e mi presenta con enfasi ingiustificata al suo amico wolfang; il quale, apprendo, festeggia i suoi primi quarantanni portati con la leggerezza di un cinquantenne che ne dimostra sessanta. I due mi portano nel prive’ e mi presentano ad una trentina di persone, acuendo sensibilmente la mia confusione di idee e il guazzabuglio mnemonico di nomi stranieri. La gente del posto, comunque, e’ simpatica ed ospitale. Tutti paiono farsi in quattro per essere gentili. Ci accomodiamo e un gruppo di persone inizia a parlare, con salti concettuali quantomeno disinvolti, prima di guerra e si politica, subito dopo di hobbies e vacanze. Al centro del tavolino ci sono posacenere pieni di delizie incartate e debitamente filtrate. Prendo possesso di una di queste. Artisti. Qualcuno solleva il coperchio di una ciotola e ne tira fuori polverina bianca che arguisco non essere borotalco e tantomeno bicarbonato…. o almeno non lo sono allo stato puro.

 

Una rispettabile e signorile dark lady in abito da sera e scollatura vertiginosa, si avvicina e mi osserva tenendo un calice di champagne tra le mani. Memore delle disavventure teste’ occorse, taccio e aspetto che sia lei a favellare. Lei non tarda a discorrer meco. Essendo statuaria di suo e nondimeno indossando tacchi degni della lunghezza penis di un john holmes, devesi abbassare  verso il mio orecchio protuberante in segno di attenzione. Sento una voce caldissima e suadente sussurrarmi un “serviti pure”, quasi impercettibile all’ orecchio umano ma fragoroso a livello ormonale.

 

“Bene” urlo come un forsennato. abbasso il volume.

 

“Cioe’, no. Grazie. Soffro di rinite allergica… sai com’e’… le polveri …un fastidio cane”. Rido da solo alla battuta e capisco che non e’ proprio serata… la dark lady, invece, si spippa l’impossibile e quando riapre gli occhi la vedo guardare in direzione di wolfang e rud. Il quale ricambia con un occhiolino di intesa. Lei si avvicina nuovamente.

 

“io mi annoio”

 

“dove andiamo?”

 

“seguimi”

 

“e chi ti perde…”

 

la seguo con occhi incollati ai glutei sotto il vestito frusciante, dietro il quale non mi e’ dato intuire altra presenza tessile. all’improvviso comprendo che l’apatia ormonale e’ terminata, lasciando spazio ad un catalogo di creativita’ sessuale degno di un porno-sceneggiatore ingrifato. usciamo dal locale e saltiamo sul primo taxi. Non ho il tempo di dire “a” ( e infatti non lo dico) che ho una lingua in bocca che lotta con la mia per il predominio orale. Poi mi afferra per la cintola e strattonandomi riesce a slacciarla abilmente, infilando una mano proprio al centro delle mie fantasie. Miss Linguina ci sa fare e si di mostra degna nell’uso del linguaggio universale. Non resisto e vengo via sulle ali dell’entusiasmo con distratto imbarazzo e buona pace del tassista, che fa finta di non accorgersi di nulla. La distinta signora mi porta in un’appartamento lungo un canale. Mette su un po’ di musica e dopo pochissime parole siamo sul divano. Le slaccio il reggiseno con indice e pollice della mano sinistra con tocco da vero artista. Le sposto le spalline e faccio scivolare il vestito lungo le gambe. Come volevasi dimostrare la prima cosa che appare ai miei occhi e’ un vellutato manto nero. pare muoversi come fronde di campo al vento e  dirmi “vieni a scoprirmi”. Non ho mai saputo resistere al fascino della natura. Ci spostiamo sul letto e visto che mi e’ tornata la forma di un ventenne infervorato, lo si fa in tutte le posizioni del kamasutra che io conosca. Cioe’ piu’ o meno un paio. lei mi fa stendere supino e si posiziona sopra da comoda cavallerizza. Le sfioro i capezzoli delicatamente con il palmo della mano aperto e a lei pare piacere assai. Poi sempre piu’ lentamente fino a fermarsi e poi ricominciare ancora lentamente e poi sempre piu focosamente. Finche’ con un sorriso stampato sul volto chiudo gli occhi e penso che, cribbio, in un paio di orette riesco a mettere a segno una doppietta degna di una scattante cinquecento.…

 

MI sveglio la mattina dopo ancora sorridente, prima che mi venga un piccolissimo dubbio: vuoi vedere che mi sono addormentato mentre ancora… “che figura di merda”…

Postato da: cicatrix a marzo 19, 2005 01:19 | link | commenti (3)


Commenti
#1    05 Aprile 2005 - 23:45
 
Anche se in ritardo, giungo e mi scuso: per ringraziarti.
Un bacio meritato a te amico che apprezzi.
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#2    28 Aprile 2005 - 08:50
 
Ciao Cicatrix, ero ad Amsterdam a Pasqua ma non ti ho visto ...
Forse ero perso dietro i ....vapori dei .... canali !
Aspetto il seguito ....

Firmato LFAN
utente anonimo

#3    28 Aprile 2005 - 09:54
 
Grande LFAN. non immagino cosa tu abbia trovato nell'uovo di pasqua :))
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Commenti
 
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