Cicatrix

"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)

venerdì, 04 marzo 2005

 

Quelle sere... quelle sere, che guardi in giro e senti gli occhi pesanti, velati da  una goccia di lacrima che bagna il bordo inferiore sinistro del tuo occhio sinistro. Quelle sere cosi' che non avresti voglia di alzare neanche un dito, neanche di mangiare un gelato alla nocciola da Giolitti, quello di roma, quello proprio di fronte a montecitorio, dai come fai a non conoscerlo. Lo senti il ticchettio che ti suona nell'orecchio? tic tac tic tac tic tac. in stereofonia da un timpano all'altro. Lo senti? non preoccuparti, e' solo il tempo che passa. come dici, e' prezioso? ma da quando? ce lo mettono il tempo nel paniere dell'inflazione? E poi di chi e' il culo che ho di fronte? la schiena nuda che si inarca cosi' vicina alle mie gambe e cosi' lontana. lei quanto costa? adesso l'ho dimenticato. tic tac tic tac. sento l'alito caldo uscirmi tra i denti, passare sulla lingua secca. Lo sento rientrare certamente piu' fresco. e poi uscire di nuovo. si chiama vita. e se accellera la frequenza del respiro si chiama fatica. oppure piacere. semplificazioni. trombo ergo sum. stupro cartesio senza ritegno. scusami, scusami. dai non volevo. in fondo a te cosa importa. e' solo la mia vita. un altro anno. un'altra primavera e un'altra pasqua. un altro maggio alle terme. un altro giugno con le sue promesse di sole e le sue giornate infinite. un'altra estate e un altro autunno. e poi l'inverno e poi un altro anno e poi dove si ferma la ruota? e cosa penserai allora? a questo culo che ho di fronte. non ci sono dubbi.  a una bionda dalla pelle algida. che viso avra'. le tiro i capelli per voltarle la faccia. la sento ansimare. cazzo ti ansimi? io ti sto tirando i capelli. cosa c'e' di piacevole. certo che tu ce li hai. ah ah. tic tac tic tac. e' il mio bacino che viene e va che viene e va che viene e va che viene...

Dio che botta. Apro gli occhi in una camera di albergo. di questo ne sono quasi certo. c'e' uno specchio a muro sopra il tavolo di fronte. una sedia da studio. scommetto che c'e' la moquette per terra. le pesanti tende fanno filtrare luce. e' giorno, ma non e' una giornata convinta. e' piu' una promessa di qualcosa. Mi alzo a sedere e abbraccio le ginocchia per tenermi dritto.  Ho la testa che pare il tamburo di un percussionista… ho bisogno di una doccia e di un caffe’ triplo in endovena per riprendermi dai bagordi e dai fumi di cafe’ della sera precedente. L’acqua calda mi coccola e poi lentamente la faccio scivolare in tiepida, fredda, ghiacciata, urlo dai brividi e poi chiudo ed esco. Accendo la tv e cerco un canale musicale olandese… c’e’ mtv. girano vertigo. infilo un paio di jeans nuovi, senza risvolto che strisciano un po’ sul pavimento. calzo le mie allstars nuove marrone chiaro coi lacci rossi, una t-shirt trendy, il giacchetto nuovo (gentilmente offerto dallo stato) in pelle marrone vintage. esco a fare colazione. La sala pranzo dell’albergo e’ popolata da managers in trasferta. qualcuno ha l’auricolare all’orecchio. E’ un classico albergo moderno molto americano nel centro di amsterdam a due passi da piazza Dam. Mi spolvero un paio di fette biscottate marmellata e burro, una fetta di prosciutto cotto schifido, una spremuta d’arancia plastificata e un espresso doppio lavato: il meglio che possa offrire la casa. Do un’occhiata all’herald tribune (che la gazzetta dello sport o almeno repubblica ‘sti qui non ce l’hanno) e scopro che la difesa del chelsea ha una media gol subiti di 0,30 a partita. Cazzo ‘sto Murino e’ proprio forte. Mi sa che quest’anno vincono il campionato e ci fregano di nuovo la champions… altro che chelsea. Se capello continua ad equivocare schemi e uomini non riusciamo a passare neanche il real… della juve comunque non c’e’ traccia. La cameriera mi chiede se puo’ portare via la tazza.

“do you know Moggi?”

“sorry?”

vabbe’ lasciamo perdere. Esco fuori ed amsterdam si presenta con un bel cielo grigio e un freddo della malora.  Mi diriggo verso la zona rossa. Entro nel primo cafe’, ordino un altro espresso e una superskunk gia’ pronta nel suo involucro di plastica. Un paio di boccate per cominciare bene la giornata. Chiedo al proprietario se conosce MI spiega che la strada e’ a due passi. Quando decido di andare a cercare il ‘contatto’ del drugo e’ gia’ mezzogiorno. e piove.  I mattoncini rossi delle vie sono scivolosi. La gente cammina piano come se non avesse addosso mantelline impermeabili colorate o come se non fosse sotto un ombrello. Sono abituati alla pioggia. La vedono continuamente. Ci crescono dentro questa fottutissima merda liquida. E ci vanno anche in bicicletta come se ci fossero trenta gradi e questa fosse l’Havana e non Amsterdam, cazzo. Giro su de clercqstraat e poi mi infilo nella seconda traversa a sinistra. L’insegna del negozio di mobili orientali e’ la terza. Entro e chiedo del proprietario. Mi indicano un omone con tanto di mustazzo da vecchio raider e giubbotto in pelle e fronzoli di ordinanza. ‘hey man where is ya fuckin’ horse?”. 

“mi manda il drugo”. (penso al drugo su raitre a difendere i cittadini dalla truffe). “ehm. I come from Italy. Drugo. Do you know?”

Mister Mustazzo mi fa cenno di aver capito ed indica con la testa una porta. Mi fermo a guardare e gli faccio capire che lo seguo. Lui ha un accenno di sorriso ma poi torna serio e si dirigge verso la porta. La stanza e’ uno sgabuzzino riadattato in studio con tavolo, sedia per ospiti, computer e poltroncina in pelle. Mi chiedo come faccia ad entrarci uno grosso come lui. Alle pareti solo donnine nude, calendari, post it, ma cribbio, nessuna foto di moto e motorazze. Ci accomodiamo uno di fronte all’altro. Io mi guardo in giro e lui si strofina le mani come uno chef di fronte al pollo da mettere in forno.

“Cossa io posso fare per voi?”. L’accento tradisce chiare origini tedesche di cermania. Ya.

“Non ne ho idea. Mi hanno detto di venire qui ed eccomi”

“Come sta mio amico Pellini?”

“Eh. Bellini sta bene. Lui” (‘cci sua… vorrei aggiungere…)

“Come tu chiamato lui?”

“Drugo. Come Lebowsky“. Si fa una risata fragorosa.

“Certo. Certo”. Ma secondo me non ha capito un cazzo.

“Io mi chiamo Rudolph o Rudy o Rud, come tu preferisce…”

“IO Francesco, piacere. Per gli amici Cicatrix”

“Cicatrix? Come cosa”

“Eh. Come taglio, ferita, scar…”

“Ah. Si. Si. Certo. Ah. Ah. Ah”. Altra risatona. Dialogo non-sense. Attimo di imbarazzante silenzio. Porka vacca, ma ci sara’ una cazzo di spia professionale, dico io? Invece lui mi fa:

“Ti piace fica?”. Mi scappa da ridere.

“Scusa?”

“Si. Dico io. Tu ti piace fica? Come dite voi? Pussy…”

“La gatta? Cioe’ la topa, la patata, la fregna, che ne so?”

“Ecco si quella. Ti piace te?”

“oh cazzo”. Mi passo le dita sulla fronte

“Ah. Bene. Bene. No problema. noi abbiamo anche quello”

“no, no. Dicevo. Che cazzo hai capito?”. Sbotto e mi parte una risata. E visto che ci siamo inizia a ridere come un ossesso, strascicando come se gli mancasse il respiro. diventa paonazzo in viso. Situazione assurda. Ma non posso fare a meno di ridere come un coglione trascinato da sto Rudolph.

“senti Rudolph, ma te vai in moto?”

Si fa serio all’improvviso. Mi blocco sul chi va la.

“Eh, no. Tu non hai risposto mia domanda”. Spalanca gli occhi e si alza in piedi con le mani poggiate sul tavolo e la faccia protesa verso di me. Fa capire di essersi offeso sul serio. “Rispondi, tu. prego. Ti piace tu fica o cazzo?”

Deglutisco con difficolta’ e rispondo: “Preferisco… le donne…”

“Ah. Ah. Ah”. Stavolta scoppia in una risata gigante e si abbatte sulla poltroncina con tutto il peso. E continua a ridere come un ossesso. Secondo me gli rimango altre due risate di vita. “Sei forte. Sei forte. Bravo. Bravo. mio amico Cicatrix. Ah Ah. Ah.”. Io ricomincio a ridere piu’ per educazione e preoccupazione che per altro… Lui pare divertirsi un sacco a prendermi per il culo.

“Senti Rudolph, ci conosciamo da poco ma sembra di conoscerci da un sacco, eh?”

“Certo. Certo. Da un sacco. Ah. Ah.”

“permettimi di dirti una cosa”

“certo. Certo. Dimi dimi”.

“A Rudy. Ma Vaffankulo”

A questo punto parte in un boato autentico. “Aaaaaaah Ah ah. Sei forte. Sei forte.”. Adesso gliene rimane un’altra prima di schiattare.

” mi hai fatto prendere un colpo, li mortacci tua e del drugo”. Altra risatona. Rudolph il tedescone allegrone.

“Tu venire con me. Questa no e’ ora di parole. E ora di manciare. Ya”.

“E dopo di trombare”. Esala l’ultima risatona e mi spacca il timpano… Ci alziamo e usciamo dalla sala a pacche sulle spalle col mio amico Rudolph. Tutti il Drugo li conosce….

Postato da: cicatrix a marzo 04, 2005 12:40 | link | commenti (5)


Commenti
#1    04 Marzo 2005 - 12:49
 
tu si che scrivi!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Geakaren

#2    04 Marzo 2005 - 17:17
 
Beh.... tipi strani in giro per il mondo eh?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente nuvola75

#3    05 Marzo 2005 - 14:55
 
Geakaren, grazie!!
Nuvola, parole santissime:))
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cicatrix

#4    06 Marzo 2005 - 11:58
 
i miei gusti sono al limite della schizofrenia!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Geakaren

#5    25 Aprile 2005 - 10:27
 
una cerchia ristretta di estimatori. Di classe.
Cic. come stai ?...scrivi sempre bene.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente verdad

Commenti
 
Se vuoi leggere le balzane vicende di un tizio qualsiasi inizia dal primo post in fondo (all rights reserved)

Archivi di muffazza letterata

oggi
maggio 2005
marzo 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004

 

Bottoni di una... Bottoni

ContatorAZZO

visitato *loading* volte

StatiXtiche Sig. Cicatrix