Cicatrix

"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)

giovedì, 06 gennaio 2005

"Oh certo, che tanto male che vada ti fanno fuori. Capirai che perdita".
"Beh, io ci tengo". Guardo Giulia con astio e lei mi urla in faccia: "E allora tienitela".
”Ma di che parli?”
”Di me. Di te. Di noi”
C'e' solo una risposta possibile: "Mi pare un dialogo non-sense"
"E' allora? Cosa  vuoi capire tu?". 
Scompare dalla mia vista poco prima che entri un koala dalla finestra. Mi fissa col tipico faccino triste della specie.

Indubbiamente faccio sogni assurdi e lo sono ancor piu' perche' mentre li faccio sono cosciente di vivere situazioni oniriche. Adesso mi sveglio e vedo che ore sono. Ho estrema necessita' di una sana minzione. Albeggia e Silvia dorme ancora. Faccio una doccia e visto che ci sono mi sparo una ricca sega per stemperare la tensione ed il sogno del cazzo appena fatto. Eiaculare aiuta a pensare. Lo diceva sempre mio nonno. Anche se poi e’ morto per problemi alla prostata.

Mentre preparo un caffe' posiziono il pacco sul tavolo e inizio a scrutarlo, voltarlo, pesarlo, scuoterlo: cosa ci sara' qua dentro che valga la vita di un uomo. La mia in particolare. Se ci fossero soldi, peserebbe di piu’. Se pero’ fossero in banconote da 500 eurazzi al pezzo? No varrebbe comunque poche migliaia di euro. Ci sara’ qualche microchip con segreti super galattici… ma perche’ far viaggiare una miniaturizzazione con posta ordinaria…. Per non dare nell’occhio… No. Con posta ordinaria, proprio no. Un momento…. Non ci sono timbri postali. Bingo! No aspetta. Bingo un cazzo. Cosa cambia? Invece di averlo portato il postino lo ha portato qualcuno non-postino…ma vuoi mettere quanto e’ sospetto il postino? Quello che suona due volte? E perche’ proprio a me? Indubbiamente mi manca la disciplina mentale.
Le certezze della sera prima si sono dissolte e i dubbi generati dal panico sono diventati un ricordo lontano. Adesso sono al sicuro. Al riparo della propria tana, gli animali riprendono coraggio. Alcuni sono pronti a sbranare chi osi entrare nel loro territorio. Alcuni, guardinghi, si difendono oppure, lungimiranti attaccano preventivamente le tane altrui. Altri, infine, passivi e merdaioli, si accontentano di fare i coraggiosi picchiando le mogli o i figli. Io non ci capisco una sega e subisco gli eventi. Poi siccome sono incapace di difendermi con la forza dalle aggresioni, mi dichiaro pacifista, postulo la non violenza e litigo con gli altri automobilisti… rigorosamente a distanza. Ci sarebbe da farne un documentario di Piero Angela…
Ok. Ho bisogno di un caffe' doppio, perche' i miei pensieri iniziano a sbandare pericolosamente di primo mattino. Silvia sente l'odore della colazione e salta giu' dal letto pimpante come un quarto di pollastrella alle 4 di pomeriggio. Come fara', non lo so proprio (la pollastrella, intendo).

"Sei preoccupato?"
"Un po'"
"Vedrai che andra' tutto bene"
"Speriamo"
"Credi che poi ti lasceranno in pace?"
"Non so".

Silenzio.

“Tu pensi che se avessi una famiglia pichierei mia moglie e i miei figli?”
Silvia mi guarda impassibile, con la tazza di caffelatte e risponde senza scomporsi (ma si legge negli occhi che sta pensando ok, e’  impazzito):
”No. Non ne saresti capace. Ma questo non fa di te un uomo virtuoso”
”Capisco”
”Come mai questa domanda cosi’ attinente al momento che stai vivendo?”
”Follia pura”
”Capisco”
Rimaniamo cosi’ in silenzio. Silvia continua a guardarmi con la tazza del caffelatte in mano. Sorseggia lentamente. Decide di non salutarmi sulla porta. Si vede che e' decisamente piu' ansiosa e preoccupata di me. E infatti cede.
"Senti..."
"No!"
"Ma..."
"No!"
"Insomma..."
"Ho gia' risposto"
"E se ti servisse una mano? Se corressi un pericolo"
"No. Stanne fuori e basta".
Schiocco un bacio, saluto e vado.

Mentre diriggo verso Marina di Massa telefono al Drugo. Telefono spento. “Il cliente da lei chiamato, potrebbe avere…” cosa potrebbe avere? Diarrea cronica? Colpo apoplettico? L’anima de li mejo?
Quali domande posso fare al Drugo per capire cosa sta succedendo? E’ strano come si faccia presto ad abituarsi alle piu’ disparate situazioni che la vita ti riserva. Fino a qualche giorno fa per me il Drugo era un’altra persona, un fancazzista, brillante, certamente, ma decisamente inaffidabile. Adesso e’ la mia ancora di salvezza. Se me l’avessero raccontato ci avrei fatto una grassa risata e poi avrei scommeso oro sul contrario. E avrei perso. Pare la metafora dell’esistenza. Uno cresce convinto che un giorno diventera’ qualcuno (“magari non il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi”). Anche solo giocando al SuperEnalotto, ma cazzo, continuera’ a coltivare un sogno che per il 99% dell’umanita’ rimarra’ tale (trasfermandosi di fatto nel proprio incubo personale di irrealizzazione). Nel frattempo ti fanno credere ogni giorno che, rispetto ai loro modelli di realizzazione, ce la puoi fare: Tizio ce l’ha fatta. Caio ha svoltato. Sempronia era una mignotta e adesso e’ principessa di un posto qualsiasi. Nessuno ti dice, pero’, che gran parte di quelli che ce la fanno, hanno cognomi e parentele “importanti” (“Sempronia” per esempio). Ce la fa anche qualche figlio di operai. Ma nessuno ti dice che questi pagano dazio 10 volte tanto. Ti fai un film in testa e di quel film realizzi appena i titoli di testa… Ma almeno ci credi. Poi un giorno ti dicono che la pellicola e’ finita e senza dirti nulla te la tolgono. Adesso devi comprarla. E inizi a lavorare per pagarti la pellicola del sogno. Poi va via anche la cinepresa. E lavori per pagarti la cinepresa. Poi inizia a mancarti dell’altro. E lavori per pagarti anche questo. Alla fine lavori per pagarti il contorno e al film non ci pensi piu’. Ti sei dimenticato il perche’ di tutto. E infine qualcuno sussurra che e’ importatissimo avere una cinepresa coi controcazzi, altrimenti sei un coglione. E pensi. Qui scatta la rivoluzione. E mentre ci stai pensando vedi che la gente sgobba per gli altri, convinta di farcela (a fare che?); si accontenta delle briciole e ama vedere sulle riviste scandalistiche la vita degli schiavisti sognando, solo con la testa, di vedersi al loro posto. Assurdo. Ma io non diventero’ cosi’. E invece proprio mentre lo stai pensando, ti guardi allo specchio… e sei uguale agli altri stronzi… anzi l’ultimo degli stronzi, perche’ mentre pensavi di fare la rivoluzione sei rimasto indietro…

Parcheggio la Panda dietro l’angolo del Bagno Primavera ed entro nel bar di fronte all’entrata. Sono in perfetto orario. Prendo un caffe’ e mi fermo sull’uscio per guardare il traffico. Non attendo molto. Dall’altra parte della strada si ferma una Bmw che mi pare familiare. Cristo. E’ il finto avvocato Luperini con quell’armadio di Salvatore alla guida. Iniziano a tremarmi le gambe. Cerco di calmarmi, respirando. Tecniche yoga. Vado in iperventilazione dopo tre secondi. Giro i tacchi e pago facendomi scivolare due volte di fila i soldi dalle mani. Poi chiedo al proprietario:
“Dov’e’ il cesso”. L’uomo si ferma a guardarmi con un misto di perplessita’ e principio di incazzatura.
”Ehm… un bagno. Volevo dire un bagno…”. L’uomo me lo indica con un cenno della testa.
Prima di chiudermi scorgo il caca-vasi e lo pseudo-avvocato (pero’, bella coppia) diriggersi verso il bar.
Il pacco e’ nella macchina, sotto il sedile del guidatore. Dovrebbe essere al sicuro se non hanno idea di quale macchina stia utilizzando. “Se”, appunto.

Mi attacco con l’orecchio alla porta e ascolto il conciliabolo tra il proprietario e i due. Ovviamente quel bastardo merdoso di armadio chiede dove sia un bagno e il proprietario rispondere che e’ occupato. Dopo due minuti sento bussare.
”Ne hai per molto?”
Vorrei rispondere: “falla nel portaombrelli all’entrata, stronzo”, ma ho gia’ scavalcato la finestra strappandomi la tasca posteriore dei pantaloni nel saltare. MI arrampico sul fico dell’orto e poi in strada. Corro nella direzione opposta a quella dell’entrata. Giro l’angolo e mi posiziono in attesa per osservare quello che succede nel bar. Del Drugo nessuna traccia. Il telefono e’ sempre spento. All’improvviso vedo i due uomini saltare fuori dal bar di corsa. E guardarsi in giro. Fortunatamente si girano entrambi a guardare prima a sinistra, dandomi il tempo di ritirare la testa e iniziare a scappare via. Mi infilo in una boutique. La commessa si avvicina solerte:
”Desidera?”
Io sudo come un cammello nel deserto ed ansimo come un asmatico alla stramilano.
”Nulla” le urlo come un ossesso. Lei si ritrae spaventata.
”Ehm –grugnisco col naso e abbasso il volume- Nulla… solo vedere se trovo qualcosa per me”. Mi guardo intorno. E’ una boutique di indumenti femminili. Guardo la commessa. Mi fissa con sguardo perplesso.
”Si…-mi tocco nervosamente l’orecchio destro- si… Una vecchia passione. Di mia moglie. Un regalo, ecco. Un regalo per mia moglie”. Sorrido ebete.
”Bene. Cosa vuole regalarle?”. Butto gli occhi sulla prima cosa.
“Quello”. Un perizoma fantasia trasparenze con ricami orientali. Orrido.
”Che taglia ha sua moglie?”
”La quarantotto”. Stavolta rispondo pronto.
”Bene. Quarantotto”. Ci penso su un attimo e mi rendo conto dell’effetto perizoma su un culone taglia abbondante. La commessa si piega a verificare le taglie e dallo specchio vedo sfrecciare la Bmw. Via libera. Esco dal negozio e volo in direzione della macchina. All’altezza dello stabilimento balneare vedo un uomo uscire dal portone e un bastone dietro. Non ho il tempo per capire. L’uomo mi sferra un calcio dritto nello stomaco. Mi piego in due come un canotto sgonfio. Cado in ginocchio. L’uomo, un pelato con riporto, mi afferra per il bavero, mi porta dentro il bagno deserto e mi sbatte contro il muro.
”Come va?”. Il finto-Luperini, con un bastone in mano, e l’altra mano nella tasca del cappotto verde scuro, si piazza davanti e mi sbeffeggia con il suo sorrisetto istrionico del cazzo. Ho un male cane alla bocca dello stomaco. Stringo i denti e commetto il primo errore
”Come ‘sto cazzo”. Pugno dritto nello stomaco. Il bavoso pelato afferra il mento e mi sbatacchia la testa al muro. Non e’ una bella sensazione.
”Dov’e’ il pacco?”. Insiste.
Respiro. Stringo gli addominali e commetto il secondo errore.
”Ce n’ho uno grosso in mezzo alle gambe…”. Altra botta in testa. Il liscio di capo fa un passo indietro e poi fa partire un destro che mi arriva dritto sullo zigomo. Barcollo e cado sul fianco destro. Cazzo se fa male. MI rialzo subito per evitare i calci.
“Ok. Ok. Mi arrendo”. Palla di vetro si ferma e si rilassa. Il suo capo sorride soddisfatto.
“Bravo, Cicchitti”
”Cecchetti. Mi chiamo Cecchetti”. Di scatto parto con un collo pieno nelle palle del picchiatore, spingo di lato il vecchio cappottato e parto verso il cancello. Salvatore mi sbarra la strada con la pistola spianata in faccia. Impallidisco all’istante e mi blocco. Chiudo gli occhi e sento le gambe molli. Vorrei dirgli “non e’ la prima volta che mi puntano una pistola in faccia”. Ma sarebbe una balla alla Pulp Fiction e il terrore impedisce alla lingua di muoversi. Istinto di sopravvivenza.
”Butta la pistola, stronzo”. Riapro gli occhi. Il Drugo punta un cannone alla tempia di Salvatore, che obbedisce lesto.
”Buonasera, Avvocato. Pare che finalmente siamo riusciti ad incontrarci”. Rimango a bocca aperta. Il Drugo parla come il clone perfetto di callaghan e james bond. Io invece il fratello der monnezza:
”Avvocato faccia di culo. Non ridi piu’?”. Indubbiamente fa un altro effetto scenico…
”Non credo l’abbia autorizzata a darmi del tu”.
”Me ne stracatafotto, coglione”. Il fratello trucido der monnezza.
”Basta”. Il Drugo e’ deciso. Si rivolge al pelato.
”Giachetti, non fare stronzate. Tieni le mani in alto. Avvocato tiri fuori la mano dalla tasca e getti via il bastone”.
L’avvocato tira fuori la mano e lancia in alto qualcosa in mia direzione. Lo sguardo del Drugo si sposta solo per un attimo e Salvatore si avventa su di lui. Il riportato parte a testa in giu’ verso di me. Scarto e gli mollo una spinta alla spalla, facendogli terminare la corsa rovinosamente sul palo dietro. Il tonfo sembra quello di una campana. Piu’ che una spia mi pare Lino Banfi dei tempi andati. Stramazza al suolo esanime. Mi avvento su Salvatore alle spalle e meno fendenti sulle tempie. Il Drugo con un paio di colpi di arti marziali lo stende. L’avvocato e’ sparito.
”Andiamo, presto”.
”No. Aspetta. Voglio sistemare un conto con questo cazzone per terra”
”Non c’e’ tempo svelto”. Mi afferra per il braccio e capisco che lo stronzo di cane sul marciapiede non finira’ nella giacca del bisonte.

Il Drugo corre davanti. “Dov’e’ il pacco”
”Nella macchina dietro l’angolo”
”Prendilo”
Arrivo alla Panda. Afferro il pacco e il Drugo e’ gia’ di fianco, a bordo di una Z4. Non ho il tempo di sbalordirmi salto dentro e partiamo lasciando sull’asfalto una sgommata di una ventina di metri. Mi giro e il proprietario del bar osserva la scena dalla soglia. Altro che reality show.
”Dove andiamo?”
”Amsterdam, copa’”. E’ tornato il Drugo che conosco.
”Amsterdam??”
”Amsterdam!!”









































































Postato da: cicatrix a gennaio 06, 2005 00:24 | link | commenti (9)


Commenti
#1    11 Gennaio 2005 - 14:02
 
un koala dalla finestra? ma indove abite te? :)

(a furia di leggerti, l'asma verrà a me senza nemmeno andare alla stramilano)
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#2    16 Gennaio 2005 - 13:42
 
Mah...io faccio sogni ancor più strani! Ultimamente sogno l'acqua in tutte le sue più potenti forme (torrenti, alluvioni, oceani, diluvi universali, grandi laghi...e pure lo tsunami)e la mia migliore amica dice che se mi mettessi tra le mani di un valente psichiatra lui avrebbe molto da dire su me e la mia sessualità...eheheh!
Ora che ti ho trovato...chi ti molla più? Sei la mia FOLGORAZIONE LETTERARIA, no?
Un bacio sul cuoio ex-capelluto.
Buona domenica.
Cristina
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#3    17 Gennaio 2005 - 12:55
 
mio onorevole..mio onorato..
anche se non te l'ho ancora detto...è stato molto bello :)
vederti un pò..
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#4    17 Gennaio 2005 - 12:56
 
e grazie davvero...
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#5    17 Gennaio 2005 - 23:28
 
Uhm dovrò stampare e leggere ché lo schermo non s'addice ad occhi antichi ma le cicatrici si vedono ah se si vedono...
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#6    20 Gennaio 2005 - 16:36
 
E che il suolo di porpora si tinga, la guerra è alle porte.
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#7    24 Gennaio 2005 - 14:40
 
Ehi, cara folgorazione letteraria, ma quand'è che ti ritorna l'ispirazione? :D:D:D
Io qua ho letto tutto e non c'è giorno in cui non apra con palpitazione il tuo blog sperando di ricevere linfa nuova per il mio personalissimo diletto...:P
Se fondo un fans club... mi fai contenta?? Ehehehehhe! A presto, mia stimolante icona virtuale, concludo dicendo che anche nella parte del vandalo sei nei miei sogni terribilmente sexy....:D:D:D
Cristina
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#8    25 Gennaio 2005 - 02:16
 
cara SoS spero di aver soddisfatto il tuo istinto letterario graffiando fantasie nella tua mente come un cacciavite sul cofano di un'auto parcheggiata a c... di c... :0)
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#9    25 Gennaio 2005 - 02:18
 
O Darin Valchiria bellicosa, che rosso sia davvero purche' non Rosso..Alice...
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Commenti
 
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