Cicatrix

"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)

giovedì, 30 settembre 2004

Ho appena finito di rimettere a posto casa. Dovevo aspettarmelo: mentre ero via, sono entrati in casa e l'hanno messa a soqquadro. Hanno sfasciato tutto. Anche l'inimmaginabile: per dispetto mi hanno frantumato le bomboniere ancora intonse degli ultimi 16-17 matrimoni a cui ho partecipato: e si sono portati via i confetti! Bastardi...

E' deprimente entrare nella propria casa e trovarla stravolta. Mi fa sentire male, neanche incazzato, proprio malissimo. E' una di quelle violenze che ti fanno sentire impotenti.

Rapido controllo della situazione: a parte i confetti (e a parte il pacco, spero...), non hanno portato via nulla. Ho argutamente notato che questo simpatico marrano che mi ha disintegrato casa soffre di problemi intestinali, perche' ha defecato nel vaso cinese (finto) che utilizzavo come porta ombrelli: un'ottimo indizio per l'ispettore Cecchetti detto Cicatrix (adesso che ci penso: che cazzo ce l'avevo a fare un vaso cinese finto in casa mia? a me fanno schifo...). Nessuna traccia di carta igienica utilizzata, pero'? Perche'? Ma e' elementare Watson: si e' pulito il culo sulle lenzuola del MIO cazzo di letto! Umore nerissimo.

Maniche rimboccate e olio di gomito.

Squilla il telefono. Spero che sia il bastardo, perche' voglio prendermi qualche soddisfazione... Invece e' Tonio.

"Pronto, Tonius"

"Ciao, Francesco, che mi racconti?"

"Una merda.... in tutti i sensi... Poi ti racconto. Tu piuttosto? ma poi l'hai fatto quel concerto famoso di cui mi avevi parlato?"

"Eh, veramente e' stasera. Ti chiamavo per questo. Ci vieni, allora?"

"Uhmm, idea non male..."

"Non male un corno. Mi avevi detto che venivi. Anche perche' mi devi dare una mano a smontare e rimontare il tutto"

"Ah, capisco. Ti serve la mia valutazione critica. Daltronde come commiserarti, un orecchio fine come il mio..."

"Ma falla finita, tu che ascolti quelle cagate di Jazz-Samba, cosa vuoi capirne di musica"

"Ma se la suoni pure tu la Jazz-Samba..."

"Io sono poliedrico e suono per il pubblico: alla massa piace. I musicisti accontentano il pubblico: ma ascoltano altro"

"Sei un buffone"

"Ci vediamo alle 6 in punto, passa da casa mia, molli il mezzo e andiamo con la mia macchina"

"Gesu'. Se guidi tu dovremmo partire subito ed io non ce la faccio prima delle 7"

"Massimo alle 6 e mezza, che dobbiamo arrivare a Camaiore".

MI rimane un po' di tempo. In mezzora ho finito di ripulire casa e accatastare in diversi angoli libri, quadri, lampade e vestiti. Ho lavorato davvero troppo: mi ci vuole un Mojito.

Luca mi vede arrivare da lontano, sorride e quando entro nel bar sta gia' pestando nel mortaio:

"Oh, tra poco la stagione della menta e' finita. Te ne lascio un paio di ciuffetti da parte ma ce n'e' al massimo per altri 3/4 giorni"

"Ok. Dammi pure tu brutte notizie. E' una congiura. E' tutto un magna magna generale e complessivo".

"E' la natura. Sai cos'e' la natura? le stagioni, il caldo, il freddo, quella roba li', hai presente?"

"Per me rimane una congiura". Mi giro verso Sandra, la compagna di Luca che e' appena uscita dal retrobottega, le faccio la linguaccia. Lei mi fa gli occhi strabici e poi dice:

"Lascialo perdere quello li' cosa vuoi che ne capisca. E' ancora troppo giovane e irresponsabile"

Luca risponde: "Il pupo qui dice che vuole la menta tutto l'anno"

"Perche' no" -gli dico- "perche' l'uva a marzo e' una cosa normale e la menta no"

"Perche' il sapore dell'uva a marzo fa schifo!"

Incasso. Mi avvicino al bancone e guardo Luca con gli occhi di traverso e la faccia da duro. Lui ridacchia e fissa dritto negli occhi a mo di sfida: si gusta la risposta del kappao'. Prendo il mio mojito, lo assaggio. Delizioso.

"Uhmm. Buono questo mojito geneticamente modificato..."

"Tua sorella ha la passera, geneticamente modificata"

2 a 0. Palla al centro. Mi vado a sedere fuori e Sandra mi segue.

"Allora giovane. Raccontami qualcosa"

"Che ti racconto. Stasera vado ad un concerto jazz con un mio amico..." Si chiacchiera del piu' e del meno. Ogni tanto Luca tra un caffe' ed un cocktail commenta con qualche battutaccia, il tempo scorre bene. Ordino un altro mojito.

Mi guardo intorno e penso che qualcuno potrebbe tenermi sotto controllo. Sono seduto al tavolo di un bar, quasi al centro di un incrocio di quattro vie, con locali pubblici, negozi e vetrine in quantita' industriale. L'ideale per chi deve spiarmi. Sono un genio. Certamente questi sanno i miei orari e i miei spostamenti, perche' sono entrati in casa quando sapevano di potersela prendere comoda... Mi guardo intorno e cerco di capire chi potrebbe essere lo spione. Il bar e' pieno come al solito. Non ci sono facce sospette. Un paio di tizi che conosco, due ragazzi al videogame, un uomo ben vestito che legge il giornale (mmmh questo mi insospettisce un po'), un vecchio occhialuto che sorseggia qualcosa con il suo cane accucciato, diversi gruppi di ragazzi seduti ai tavoli. Una mare di persone sul Corso di Pontedera: madri e padri, nonne e nonni con i bambini, adolescenti rigorosamente divisi tra maschi che fanno casino per mettersi in mostra e ragazzine che fanno finta di parlare fitte fitte e indifferenti ma si vede lontano chilometri che ci tengono ad essere notate... osservo distratto, sorseggio il mojito piluccando con le cannucce i pezzetti di limone, sorrido. Agguanto la Gazzetta dello Sport e affondo nelle polemiche arbitrali.

"Posso?"

"Veramente ho appena iniziato a leggerla". Alzo gli occhi. E' il vecchio occhialuto che si e' gia' seduto al mio tavolo, sorridente. Il suo pastore tedesco si e' sistemato sotto la mia sedia.

"Non amo lo sport". Continua a sorridermi.

Ricambio il sorrisone: "Io lo adoro, invece. Le interviste a Moggi, per esempio, mi fanno impazzire, ha presente?". Continuo a leggere il giornale. Sposto la gamba di tre centimetri e sento il cane ringhiarmi sotto le chiappe. Sudo freddo.

"Buono, Juppiter. Il signore e' un amico".

Alzo gli occhi dal giornale e il tizio mi guarda col sorriso spianato sulle labbra. Inizia a darmi ai nervi. Sorrido e lo guardo silenzioso. Poi, visto che lui non favella, favello io:

"In cosa posso esserle utile, Signor...?"

"Luperini. Avvocato Luperini". Sorride.

"Bene. Molto piacere. Ma ancora non mi ha detto in cosa posso esserle utile, Avvokato" Continuo a sorridere. Continua a sorridere.

"Vede, Avvocato Cicchitto..."

"Cecchetti. E non sono avvocato...". Metto via il giornale. La cosa si fa seria.

"Oh, questo lo so, dottor Cecchetti". Lo pronuncia forzando volutamente l'accento. Non colgo la provocazione.

"Interessante. Quante altre cose sa?"

"Diciamo abbastanza". Smette di sorridere e mi guarda dritto negli occhi. Lo fisso a mia volta.

"Capisco. Fa lo spione a tempo pieno o tra una dialisi e l'altra?"

Ricomincia a sorridere. Lo anticipo:

"Aspetti non me lo dica: le avevano gia' detto che ero brillante ma non immaginava cosi'? Beh, grazie. Lo so".

Questa volta ride. Risata finta, da cattivo dei B-Movies. Io gia' tifo per il buono, che poi per inciso sarei io...

"Non proprio". Mi stampo la delusione in faccia.

"Non le rubo altro tempo. Lei ha gia' capito perche' sono qui."

"No. Me lo dica lei. Ma se cerca il Viagra lo trova nella farmacia accanto". Boh questa mi e' uscita cosi'. Arguisco che il tizio non mi risulta simpatico. 

"Lei ha qualcosa che mi appartiene"

"Io non nulla che non sia davvero mio. Ma questo lei dovrebbe gia' saperlo...".

Ride: "Il fatto e' che quel pacco ha un valore sentimentale molto alto per me..."

"Oooh, la capisco. Anch'io ho in casa molte cose che 'avevano' un grosso valore sentimentale. Le raccontero' la storiella di un vaso cinese. La conosce?"

"No. Mi piacciono le storie zen". Come dicono a Bari: tucchet' e affondet'.

"Le do atto che a guardarla cosi' non mi sembrerebbe uno che entra in casa degli altri per cacare nei vasi cinesi, pulirsi il culo sulle lenzuola e poi dedicarsi a sfasciare tutto... le do atto che il vaso non era bellissimo, ma come dicevamo: vuole mettere i sentimenti..."

 "Mi dispiace per come le hanno ridotto casa. Salvatore a volte si fa prendere un po' la mano"

"Tolga pure un po'"

L'Avvocato diventa serio di colpo: "Mi dica dov'e' il pacco"

Lo guardo fisso. Faccio un lungo respiro. Mi calmo e poi attacco, lento: "Vede, Avvocato. Io ho ricevuto un pacco. Ma quel pacco in casa mia non c'e'. E non ce l'ho piu' io. In ogni caso, dopo quello che avete fatto alla mia casa, anche se lo avessi, non ve lo darei. Ora, le auguro di trovarlo e quando lo trova, mi faccia un favore: se lo metta nel culo di traverso. E se non ci riesce, si faccia dare una mano da Salvatore"

Mi alzo di scatto. Il cane abbaia e sfiora il polpaccio con le zanne. Il vecchio mi urla dietro. "Buona serata, Avvocato Cicchitti".

Salto in moto e volo via tra adrenalina e terrore. 

Sono gia' sotto casa di Tonio, quando mi ricordo di non aver pagato il conto del bar...

Postato da: cicatrix a settembre 30, 2004 12:01 | link | commenti (5)


Commenti
#1    01 Ottobre 2004 - 22:43
 
.... adesso devo dormire..
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#2    03 Ottobre 2004 - 13:50
 
Buffonazzo , non suono Jazz Samba
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#3    06 Ottobre 2004 - 12:56
 
beh, dai la sparizione delle bomboniere è una gran fortuna...:)
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#4    10 Ottobre 2004 - 05:33
 
mi sono sempre chiesta come fanno a cagare a comando in queste situazioni... (forse i confetti ..)
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#5    10 Ottobre 2004 - 06:56
 
io quel giorno ho perso le chiavi di casa, che culo
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Commenti
 
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