"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)
L'incontro di oggi mi ha messo su una sensazione di abbandono. Ho deciso di lasciarmi andare e giro ignudo per casa senza voglia di fare nulla se non stravaccarmi sulla poltrona e poltrire: se squilla il telefono, non rispondo; se suonano alla porta, non apro. Trascorrerò il resto della giornata guardando la tele e leggendo un libro. Rifletto sugli ultimi eventi, butto giu' un paio di Rum Matusa15 e mi faccio sgonfiare le palle.
Sopravvivo. E penso. Metto su un po’ JazzSamba, che ce n’ho bisogno di brutto…
Tutto sommato faccio una vita che mi piace, ho un lavoro che non mi piace, abito in una città che mi garba: ce n’è da essere soddisfatti e incazzati in misura equilibrata.
Ogni tanto mi capita di incontrare gente come Giulia: bionda, stronza come una ballerina bulgara ambiziosa e affamata, con l’unica differenza che lei non è bulgara, non fa la ballerina ed è sull’orlo della bulimia. Ci siamo trovati per caso grazie ad amici comuni, solita festa, abbiamo bevuto qualcosa, siamo andati a casa sua, abbiamo trombato.
Fine della fiera. Almeno credevo...
Non che la sua bocca carnosa mi lasci indifferente; ma non mi torna il trasporto, meglio, la totale assenza di trasporto, il meccanicismo che regola i nostri fugaci incontri: bere, parlare di cazzate, scopare. Forse mostro scarso entusiasmo di fronte alla felicità o almeno di fronte a questo tipo di emozioni. Forse per via di un innato senso di colpa, retaggio di un’educazione spiccatamente italo-meridional-cattolica: rifuggere i piaceri terreni, sperare nell’altro mondo. Mi viene da ridere. Comunque per quel che mi riguarda, di fronte al dilemma dell’uovo e della gallina ho deciso di farmi l’uovo fritto. Ma non lo dico che a me stesso, per evitare che gli dei se ne accorgano e, invidiosi come sono, mi puniscano severamente. Ecco qui: la solita storia della iubris divina (se ricordo bene un concetto da tragedia greca...).
Dicevo dei pompini di Giulia (mmmh un bel salto concettuale...). In fondo è una brava ragazza. Davvero in fondo, certo, ma non è facile scegliere di dedicare la propria vita a fare beneficenza. Bisogna prendere atto che la nostra è una situazione di mutua donazione, di reciprocità. Come tutta la beneficenza c’e’ sempre uno scopo ben preciso dietro: aiutare il prossimo (fine nobile e ultimo), mettere la propria coscienza a posto (sono ricco, mi sento un po’ in colpa, ma faccio beneficenza, cazzo!), far notare al prossimo che la generosità è al centro della propria vita, partecipare a serate mondane di una certa ‘importanza’, godere di benefici fiscali rigorosamente raccomandati dal commercialista. Ecco, in tutto questo, cosa c’entra l’Amore?
Sbadiglio e poi decido di decidere di uscire. E cosi’ faccio.
Apro la porta e ti trovo davanti la mia vicina di casa settantenne che mi osserva impassibile. Le sorrido radioso e finto come una una scarpa di Prada sul bancone di un marocco: “Buonasera, signora”, ma intanto penso “Cazzo ci avrà da guardarmi” e immediatamente mi ricordo del mio inconfondibile stile neo-naked. Figura di merda. Rosso peperone rientro in casa, mi guardo allo specchio, scuoto la testa con una sana dose di autocommiserazione. Metto su qualcosa di piu’ ‘pesante’ di un boxer e stavolta esco davvero. La Poderosa ha voglia di andare ed io la lascio scorazzare libera. Mi porta a Pontedera. Alla fine del corso (o forse all’inizio) c’è il Bar di Luca, un ragazzo che sa dare del tu alla menta; si fa rispettare; la pesta come si merita nel mortaio di legno, insieme alla giusta dose di lime, zucchero di canna, pezzi di limone, ghiaccio e rum: un mojito da Bodeguita. Siamo diventati amici. Lui mi vede da lontano e inizia a preparare l’attrezzatura. Io arrivo strofinandomi le mani, col sorriso a 32 denti; palato pregustante in festa, le dita in movimento pronte ad afferrare il bicchiere colmo. Figata. Mi siedo e me ne scolo buona parte. Capolavoro. Uso le cannucce tagliate come bastoncini cinesi per accaparrarmi i pezzi di limone intrisi di menta. Godo come l’Orso Yoghi davanti al cestino della merenda. Stiro le gambe soddisfatto. Accendo il telefono. 4 sms: 2 dal lavoro, 1 di pubblicità, 1 di S-Tony (il mio amico musicista...). Squilla il telefono. Spengo il telefono; faccio un segno a Luca: meglio un altro mojito…

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