"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)
"Oh certo, che tanto male che vada ti fanno fuori. Capirai che perdita".
"Beh, io ci tengo". Guardo Giulia con astio e lei mi urla in faccia: "E allora tienitela".
”Ma di che parli?”
”Di me. Di te. Di noi”
C'e' solo una risposta possibile: "Mi pare un dialogo non-sense"
"E' allora? Cosa vuoi capire tu?".
Scompare dalla mia vista poco prima che entri un koala dalla finestra. Mi fissa col tipico faccino triste della specie.
Indubbiamente faccio sogni assurdi e lo sono ancor piu' perche' mentre li faccio sono cosciente di vivere situazioni oniriche. Adesso mi sveglio e vedo che ore sono. Ho estrema necessita' di una sana minzione. Albeggia e Silvia dorme ancora. Faccio una doccia e visto che ci sono mi sparo una ricca sega per stemperare la tensione ed il sogno del cazzo appena fatto. Eiaculare aiuta a pensare. Lo diceva sempre mio nonno. Anche se poi e’ morto per problemi alla prostata.
Mentre preparo un caffe' posiziono il pacco sul tavolo e inizio a scrutarlo, voltarlo, pesarlo, scuoterlo: cosa ci sara' qua dentro che valga la vita di un uomo. La mia in particolare. Se ci fossero soldi, peserebbe di piu’. Se pero’ fossero in banconote da 500 eurazzi al pezzo? No varrebbe comunque poche migliaia di euro. Ci sara’ qualche microchip con segreti super galattici… ma perche’ far viaggiare una miniaturizzazione con posta ordinaria…. Per non dare nell’occhio… No. Con posta ordinaria, proprio no. Un momento…. Non ci sono timbri postali. Bingo! No aspetta. Bingo un cazzo. Cosa cambia? Invece di averlo portato il postino lo ha portato qualcuno non-postino…ma vuoi mettere quanto e’ sospetto il postino? Quello che suona due volte? E perche’ proprio a me? Indubbiamente mi manca la disciplina mentale.
Le certezze della sera prima si sono dissolte e i dubbi generati dal panico sono diventati un ricordo lontano. Adesso sono al sicuro. Al riparo della propria tana, gli animali riprendono coraggio. Alcuni sono pronti a sbranare chi osi entrare nel loro territorio. Alcuni, guardinghi, si difendono oppure, lungimiranti attaccano preventivamente le tane altrui. Altri, infine, passivi e merdaioli, si accontentano di fare i coraggiosi picchiando le mogli o i figli. Io non ci capisco una sega e subisco gli eventi. Poi siccome sono incapace di difendermi con la forza dalle aggresioni, mi dichiaro pacifista, postulo la non violenza e litigo con gli altri automobilisti… rigorosamente a distanza. Ci sarebbe da farne un documentario di Piero Angela…
Ok. Ho bisogno di un caffe' doppio, perche' i miei pensieri iniziano a sbandare pericolosamente di primo mattino. Silvia sente l'odore della colazione e salta giu' dal letto pimpante come un quarto di pollastrella alle 4 di pomeriggio. Come fara', non lo so proprio (la pollastrella, intendo).
"Sei preoccupato?"
"Un po'"
"Vedrai che andra' tutto bene"
"Speriamo"
"Credi che poi ti lasceranno in pace?"
"Non so".
Silenzio.
“Tu pensi che se avessi una famiglia pichierei mia moglie e i miei figli?”
Silvia mi guarda impassibile, con la tazza di caffelatte e risponde senza scomporsi (ma si legge negli occhi che sta pensando ok, e’ impazzito):
”No. Non ne saresti capace. Ma questo non fa di te un uomo virtuoso”
”Capisco”
”Come mai questa domanda cosi’ attinente al momento che stai vivendo?”
”Follia pura”
”Capisco”
Rimaniamo cosi’ in silenzio. Silvia continua a guardarmi con la tazza del caffelatte in mano. Sorseggia lentamente. Decide di non salutarmi sulla porta. Si vede che e' decisamente piu' ansiosa e preoccupata di me. E infatti cede.
"Senti..."
"No!"
"Ma..."
"No!"
"Insomma..."
"Ho gia' risposto"
"E se ti servisse una mano? Se corressi un pericolo"
"No. Stanne fuori e basta".
Schiocco un bacio, saluto e vado.
Mentre diriggo verso Marina di Massa telefono al Drugo. Telefono spento. “Il cliente da lei chiamato, potrebbe avere…” cosa potrebbe avere? Diarrea cronica? Colpo apoplettico? L’anima de li mejo?
Quali domande posso fare al Drugo per capire cosa sta succedendo? E’ strano come si faccia presto ad abituarsi alle piu’ disparate situazioni che la vita ti riserva. Fino a qualche giorno fa per me il Drugo era un’altra persona, un fancazzista, brillante, certamente, ma decisamente inaffidabile. Adesso e’ la mia ancora di salvezza. Se me l’avessero raccontato ci avrei fatto una grassa risata e poi avrei scommeso oro sul contrario. E avrei perso. Pare la metafora dell’esistenza. Uno cresce convinto che un giorno diventera’ qualcuno (“magari non il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi”). Anche solo giocando al SuperEnalotto, ma cazzo, continuera’ a coltivare un sogno che per il 99% dell’umanita’ rimarra’ tale (trasfermandosi di fatto nel proprio incubo personale di irrealizzazione). Nel frattempo ti fanno credere ogni giorno che, rispetto ai loro modelli di realizzazione, ce la puoi fare: Tizio ce l’ha fatta. Caio ha svoltato. Sempronia era una mignotta e adesso e’ principessa di un posto qualsiasi. Nessuno ti dice, pero’, che gran parte di quelli che ce la fanno, hanno cognomi e parentele “importanti” (“Sempronia” per esempio). Ce la fa anche qualche figlio di operai. Ma nessuno ti dice che questi pagano dazio 10 volte tanto. Ti fai un film in testa e di quel film realizzi appena i titoli di testa… Ma almeno ci credi. Poi un giorno ti dicono che la pellicola e’ finita e senza dirti nulla te la tolgono. Adesso devi comprarla. E inizi a lavorare per pagarti la pellicola del sogno. Poi va via anche la cinepresa. E lavori per pagarti la cinepresa. Poi inizia a mancarti dell’altro. E lavori per pagarti anche questo. Alla fine lavori per pagarti il contorno e al film non ci pensi piu’. Ti sei dimenticato il perche’ di tutto. E infine qualcuno sussurra che e’ importatissimo avere una cinepresa coi controcazzi, altrimenti sei un coglione. E pensi. Qui scatta la rivoluzione. E mentre ci stai pensando vedi che la gente sgobba per gli altri, convinta di farcela (a fare che?); si accontenta delle briciole e ama vedere sulle riviste scandalistiche la vita degli schiavisti sognando, solo con la testa, di vedersi al loro posto. Assurdo. Ma io non diventero’ cosi’. E invece proprio mentre lo stai pensando, ti guardi allo specchio… e sei uguale agli altri stronzi… anzi l’ultimo degli stronzi, perche’ mentre pensavi di fare la rivoluzione sei rimasto indietro…
Parcheggio la Panda dietro l’angolo del Bagno Primavera ed entro nel bar di fronte all’entrata. Sono in perfetto orario. Prendo un caffe’ e mi fermo sull’uscio per guardare il traffico. Non attendo molto. Dall’altra parte della strada si ferma una Bmw che mi pare familiare. Cristo. E’ il finto avvocato Luperini con quell’armadio di Salvatore alla guida. Iniziano a tremarmi le gambe. Cerco di calmarmi, respirando. Tecniche yoga. Vado in iperventilazione dopo tre secondi. Giro i tacchi e pago facendomi scivolare due volte di fila i soldi dalle mani. Poi chiedo al proprietario:
“Dov’e’ il cesso”. L’uomo si ferma a guardarmi con un misto di perplessita’ e principio di incazzatura.
”Ehm… un bagno. Volevo dire un bagno…”. L’uomo me lo indica con un cenno della testa.
Prima di chiudermi scorgo il caca-vasi e lo pseudo-avvocato (pero’, bella coppia) diriggersi verso il bar.
Il pacco e’ nella macchina, sotto il sedile del guidatore. Dovrebbe essere al sicuro se non hanno idea di quale macchina stia utilizzando. “Se”, appunto.
Mi attacco con l’orecchio alla porta e ascolto il conciliabolo tra il proprietario e i due. Ovviamente quel bastardo merdoso di armadio chiede dove sia un bagno e il proprietario rispondere che e’ occupato. Dopo due minuti sento bussare.
”Ne hai per molto?”
Vorrei rispondere: “falla nel portaombrelli all’entrata, stronzo”, ma ho gia’ scavalcato la finestra strappandomi la tasca posteriore dei pantaloni nel saltare. MI arrampico sul fico dell’orto e poi in strada. Corro nella direzione opposta a quella dell’entrata. Giro l’angolo e mi posiziono in attesa per osservare quello che succede nel bar. Del Drugo nessuna traccia. Il telefono e’ sempre spento. All’improvviso vedo i due uomini saltare fuori dal bar di corsa. E guardarsi in giro. Fortunatamente si girano entrambi a guardare prima a sinistra, dandomi il tempo di ritirare la testa e iniziare a scappare via. Mi infilo in una boutique. La commessa si avvicina solerte:
”Desidera?”
Io sudo come un cammello nel deserto ed ansimo come un asmatico alla stramilano.
”Nulla” le urlo come un ossesso. Lei si ritrae spaventata.
”Ehm –grugnisco col naso e abbasso il volume- Nulla… solo vedere se trovo qualcosa per me”. Mi guardo intorno. E’ una boutique di indumenti femminili. Guardo la commessa. Mi fissa con sguardo perplesso.
”Si…-mi tocco nervosamente l’orecchio destro- si… Una vecchia passione. Di mia moglie. Un regalo, ecco. Un regalo per mia moglie”. Sorrido ebete.
”Bene. Cosa vuole regalarle?”. Butto gli occhi sulla prima cosa.
“Quello”. Un perizoma fantasia trasparenze con ricami orientali. Orrido.
”Che taglia ha sua moglie?”
”La quarantotto”. Stavolta rispondo pronto.
”Bene. Quarantotto”. Ci penso su un attimo e mi rendo conto dell’effetto perizoma su un culone taglia abbondante. La commessa si piega a verificare le taglie e dallo specchio vedo sfrecciare la Bmw. Via libera. Esco dal negozio e volo in direzione della macchina. All’altezza dello stabilimento balneare vedo un uomo uscire dal portone e un bastone dietro. Non ho il tempo per capire. L’uomo mi sferra un calcio dritto nello stomaco. Mi piego in due come un canotto sgonfio. Cado in ginocchio. L’uomo, un pelato con riporto, mi afferra per il bavero, mi porta dentro il bagno deserto e mi sbatte contro il muro.
”Come va?”. Il finto-Luperini, con un bastone in mano, e l’altra mano nella tasca del cappotto verde scuro, si piazza davanti e mi sbeffeggia con il suo sorrisetto istrionico del cazzo. Ho un male cane alla bocca dello stomaco. Stringo i denti e commetto il primo errore
”Come ‘sto cazzo”. Pugno dritto nello stomaco. Il bavoso pelato afferra il mento e mi sbatacchia la testa al muro. Non e’ una bella sensazione.
”Dov’e’ il pacco?”. Insiste.
Respiro. Stringo gli addominali e commetto il secondo errore.
”Ce n’ho uno grosso in mezzo alle gambe…”. Altra botta in testa. Il liscio di capo fa un passo indietro e poi fa partire un destro che mi arriva dritto sullo zigomo. Barcollo e cado sul fianco destro. Cazzo se fa male. MI rialzo subito per evitare i calci.
“Ok. Ok. Mi arrendo”. Palla di vetro si ferma e si rilassa. Il suo capo sorride soddisfatto.
“Bravo, Cicchitti”
”Cecchetti. Mi chiamo Cecchetti”. Di scatto parto con un collo pieno nelle palle del picchiatore, spingo di lato il vecchio cappottato e parto verso il cancello. Salvatore mi sbarra la strada con la pistola spianata in faccia. Impallidisco all’istante e mi blocco. Chiudo gli occhi e sento le gambe molli. Vorrei dirgli “non e’ la prima volta che mi puntano una pistola in faccia”. Ma sarebbe una balla alla Pulp Fiction e il terrore impedisce alla lingua di muoversi. Istinto di sopravvivenza.
”Butta la pistola, stronzo”. Riapro gli occhi. Il Drugo punta un cannone alla tempia di Salvatore, che obbedisce lesto.
”Buonasera, Avvocato. Pare che finalmente siamo riusciti ad incontrarci”. Rimango a bocca aperta. Il Drugo parla come il clone perfetto di callaghan e james bond. Io invece il fratello der monnezza:
”Avvocato faccia di culo. Non ridi piu’?”. Indubbiamente fa un altro effetto scenico…
”Non credo l’abbia autorizzata a darmi del tu”.
”Me ne stracatafotto, coglione”. Il fratello trucido der monnezza.
”Basta”. Il Drugo e’ deciso. Si rivolge al pelato.
”Giachetti, non fare stronzate. Tieni le mani in alto. Avvocato tiri fuori la mano dalla tasca e getti via il bastone”.
L’avvocato tira fuori la mano e lancia in alto qualcosa in mia direzione. Lo sguardo del Drugo si sposta solo per un attimo e Salvatore si avventa su di lui. Il riportato parte a testa in giu’ verso di me. Scarto e gli mollo una spinta alla spalla, facendogli terminare la corsa rovinosamente sul palo dietro. Il tonfo sembra quello di una campana. Piu’ che una spia mi pare Lino Banfi dei tempi andati. Stramazza al suolo esanime. Mi avvento su Salvatore alle spalle e meno fendenti sulle tempie. Il Drugo con un paio di colpi di arti marziali lo stende. L’avvocato e’ sparito.
”Andiamo, presto”.
”No. Aspetta. Voglio sistemare un conto con questo cazzone per terra”
”Non c’e’ tempo svelto”. Mi afferra per il braccio e capisco che lo stronzo di cane sul marciapiede non finira’ nella giacca del bisonte.
Il Drugo corre davanti. “Dov’e’ il pacco”
”Nella macchina dietro l’angolo”
”Prendilo”
Arrivo alla Panda. Afferro il pacco e il Drugo e’ gia’ di fianco, a bordo di una Z4. Non ho il tempo di sbalordirmi salto dentro e partiamo lasciando sull’asfalto una sgommata di una ventina di metri. Mi giro e il proprietario del bar osserva la scena dalla soglia. Altro che reality show.
”Dove andiamo?”
”Amsterdam, copa’”. E’ tornato il Drugo che conosco.
”Amsterdam??”
”Amsterdam!!”
L'auto del Drugo sfreccia sulla corsia di sorpasso della Genova-Livorno, sfanalando ossessivamente verso tutte le auto che 'osino' intralciarne civilmente il passo. Ogni lampeggio e' una mitragliata sul nemico di turno. Guardo fuori verso le Apuane e ripenso alle mille volte che ho fatto la stessa strada senza i pensieri che mi impegnano in questo presente strano, distante e irreale. Il Drugo e' l'unica presenza fisicamente riconoscibile, ma quando mi giro a guardarlo vedo solo la sua bocca che butta fuori aria e mutamente tira via parole incomprensibili, in un linguaggio assurdo, con un accento che non gli riconosco; come le sigarette di una nuova marca, che sta aspirando. Le botte prese e l'adrenalina dello scontro fisico, hanno lasciato il segno ed il passo al mal di testa. La bocca dello stomaco si chiude ad ogni deglutire, sospettosa nel timore che arrivi un bolo alimentare tuttaltro che gradito. Non avrei il coraggio di mangiare neanche un capretto al forno con patate al rosmarino (piatto notoriamente leggiero espressamente indicato nelle fasi immediatamente antecedenti il vomito del pancreas...).
"Da quand'e' che hai cambiato le sigarette?".
Il Drugo si blocca e mentre passa l'ennesima potenziale vittima della strada mi guarda di traverso da sopra gli occhiali da sole:
"Ma sei scemo?"
"Perche'? Cos’ho detto?"
"No. Te ripeto la domanda... M-A S-E-I SCE-MO?"
"T'ho fatto una domanda, non rispondere con una domanda.... ‘che e’paraculagine. Hai cambiato sigarette?"
"N-O. L-E HO CO-M-PRA-TE 'CHE LE MIE E-RA-NO FI-NI-TE"
"Ah. Be-ne"
”A-des-so tu po-te-re ris-pon-de-re mia do-man-da? Sei diventato scemo tutto d'un botto?"
Le Apuane stavolta sono proprio innevate. Piu' ad Est le piste saranno piene di sciatori che se la scialano tra seggiovie e skypass. Guardo il Drugo col punto interrogativo preso in prestito da un fumetto di topolino e lui non aspettava altro per piazzarci un paio di punti esclamativi.
"Scusa. Mi rompi i coglioni fino ad ora per capire cosa stia succedendo e mentre ti spiego le mie congetture, tu pensi alle sigarette?”
“Beh, osservo”
“Ao’ potevi pure osserva’ sta ceppa, ma non me pare il momento adatto…”
“E poi devo restituire la panda al carrozziere”
Sento lo sguardo basito del Drugo sul collo.
“E sicuramente mi faranno la multa per aver lasciato la macchina abbandonata sul viale della Piaggio. Peraltro sul marciapiede. Visto che sei dei servizi segreti, mica sai quanti punti tolgono?”
“Perche’ non te ne vai affanculo?”
“Fanno multe pure li’?”
“Anche su ‘sto cazzo, se e’ per questo. E qui i punti invece te li danno. Ma alle chiappe. E ora, se non ti dispiace, professo’, ascolta me e stavolta per bene. Ti lascio all’aeroporto di Genova. Prendi il volo per Amsterdam delle 15. All’arrivo troverai un nostro uomo ad aspettarti.”
“Un vostro uomo? Bravi i frocioni”
“Questa non te la commento nemmeno”
“Vabbe’ insomma, io il pacco l’ho riconsegnato, no? Adesso posso tornarmene a casa, faccio una doccia e un giro in moto con 3 gradi sotto lo zero, cosi’ mi rinfesco le idee e domani torno in ufficio, che e’ l’unica cosa che possa fare”.
Il Drugo rimane in silenzio. Io proseguo.
“Cosa ci vado a fare ad Amsterdam? IO non faccio la spia e non voglio neanche farlo. E’ stressante, si prendono un fracco di mazzate e ‘sta cosa mi stressa. ‘che io gia’ sono stressato a fare l’impiegato, figuriamoci se mi metto a fare la spia…”
IL Drugo seguita a rimanere in silenzio.
“Ao’! vuoi rispondere?”
“Copa’, se io te lascio torna’ a casa la cosa non se risolve cosi’. Quella e’ gente che fa sur serio. Ormai ci sei dentro fino ar collo, e quella cosa densa che hai sotto il naso non e’ acqua…”
“Ah, si? E cos’e’…?”
“Cioe’ a questi non puoi dirgli: no scusate, ma io mi tiro fuori, tanto non so niente. Non funziona cosi’. Quelli, prima ti frantumano le ossa, poi ti attaccano un paio di morsetti alle palle e infine ci fanno le uova al tegamino…”
“Che schifo…”
“Cosa?”
“Le uova al tegamino”
“A me piacciono. Insomma, li devo convincere che non sai un cazzo. Ma sara’ difficile…”
“Come fai a convincerli? E’ proprio la verita’…”
“Non ne ho idea. Ma come ti ci ho messo io nei casini, io ti tolgo”
“In che senso, mi hai messo nei casini?”
“Il pacco a casa tua ce l’ho fatto arrivare io”
“Tu, cosa?”
“Hai capito”.
Prendo un attimo di fiato. Studio la parte sottostante del TIR qui davanti, ragiono per una frazione che se tirassi giu’ il finestrino, potrei staccare la targa dell’autoarticolato, che teoricamente dovremmo superare a sinistra e non da sotto, poi sottilizzo che non ci farei un cazzo con la targa di un camion e guardo Copas008.
“Se non ti incazzi te la dico tutta”.
“Perche’ dovrei incazzarmi? Sto solo rischiando la vita per colpa tua e non so perche’, probabilmente mi licenzieranno e, cosa peggiore di tutte, mi toglieranno la patente”
“La storia e’ questa, Copa’. Doveva arrivarmi ‘sto pacco, ma ho avuto un contrattempo e non avevo modo di deviarlo verso un indirizzo sicuro. Cosi’ ho pensato di farlo postare a casa tua. Non so come l’avvocato abbia saputo dov’era. Tra parentesi, vorrei scoprirlo…. Per un puro caso tu sei tornato a casa prima che Salvatore, lo sgherro dell’avvocato riuscisse a prenderlo. Fortuna. Caso. Fato. Sarebbe bastato un semaforo rosso in piu’ e tutto sarebbe andato diversamente…”
“In meglio…”
“In peggio, copa’. Molto peggio.”
“Condedimi il beneficio del dubbio. Pero’ senti, ‘che questo me lo devi dire…”
“Aspetta, non me lo dire. Ho gia’ capito: ma tu da quando cazzo sei nei servizi segreti? Com’e’ che non ne ho mai avuto il sospetto, una traccia, un indizio… cioe’, non offenderti, ma tu per me sei… eri… l’esatto opposto di un agente dei servizi segreti…”
“Vabbe’, mago oronzo, dimmi un po’…”
“CCS. A te lo posso dire… in definitiva te lo devo. E poi ormai sono fottuto. Sono bruciato. In realta’, come me c’e’ un sacco di gente. Gente che fa questo lavoro, dico. All’ombra della normalita’ assoluta. Insospettabile e silenziosa, osserva e cataloga informazioni e relazioni, riferisce e ricomincia. Io ho iniziato cosi. Diciamo che tutte le aziende di un certo tipo, di una certa importanza, nascondono all’interno personaggi cosi’. Fanno una vita assolutamente, insospettabilmente comune. Non lo sanno le mogli, non lo sanno i figli, non lo sanno gli amici. Fanno finta di essere faziosi e schierati, ma in realta’ lavorano per la fazione opposta. Vengono a prendere il caffe’ con te, perche’ sanno che la macchinetta del caffe’ e’ come la sirena per Ulisse: tutti cedono alla tentazione di raccontare qualcosa in piu’ di loro, dei loro interessi, delle loro vite, delle loro aspirazioni, dei loro umori, delle loro insoddisfazioni professionali, sessuali; insomma dei loro punti di forza e delle loro debolezze. Se conosci le persone, sai come muoverle, come piegarle al tuo volere, con l’astuzia o con la veemenza dialettica, quasi mai con la violenza. Non serve. Le debolezze sono boomerang. Cosi’ senza saperlo le persone diventano pedine di un gioco che non conoscono e che mai conosceranno”
“A meno che uno stronzo di loro non commetta l’errore di spedire un pacco all’indirizzo sbagliato…”
“Gia’. Proprio cosi’-il Drugo non batte ciglio, inespressivo, non tradisce emozione alcuna- Il loro compito e’ vigilare sulle organizzazioni e sui sindacati cosi’ possono indirizzarne le azioni subdolamente. Con questi la violenza a volte e’ necessaria”.
“Fattene un onore, stronzo”
“Mi hai chiamato stronzo due volte di seguito. Inizi ad essere ripetitivo. Funziona cosi’. Non ho detto che mi piace. Funziona cosi’ e basta. Si spiano i sindacati e le multinazionali, che magari sono convinte di avere il controllo della situazione e ovviamente non ci hanno capito un cazzo. Con la mole di denaro che muovono pensano di essere in grado di influenzare qualsiasi potere politico. Ma non e’ cosi’. Anche i dirigenti delle multinazionali sono uomini o donne, se vuoi molto piu’ cinici e pertanto decisamente piu’ controllabili e piu’ facili da leggere. Gli dai denaro e chiudono un occhio oppure tutti e due”
“E se gli dai qualcosaltro si tappano anche il buco del culo con una carotina”.
“Si. E’ una ipotesi probabile. E poi le multinazionali sono un’ottima copertura, perche’ se viaggi per lavoro, hai sempre il tempo di spostarti in autonomia per compiere qualche missione o incontrare i vari canali informativi”.
“Risparmiando sul budget dei Servizi Segreti…”
“Diciamo che non guasta”
“Cristo. Ecco sono un po’ sorpreso. Ma adesso ti voglio proprio fare una domanda intelligente: ma il tuo accento romanaccio?”
“Copa’, anche quello e’ una copertura. L’anima de li mejo… sono in grado di replicarti una decina di dialetti italiani in maniera perfetta, belin. Se non ti bastasse, parlo correntemente 5 lingue compreso arabo e cinese. Il romanaccio mi riesce facile visto che so’ nato ar tiburtino… Ti ricordi di quel tizio, negli Stati Uniti, che era entrato nella CIA per conto dell’URSS e ne era diventato un altissimo dirigente?”
“Si. Quale dei tanti?”
“Il tema e’ che tu puoi fare il doppio gioco e qualcun altro il triplo. Io spio te. Tu fai finta di stare con me ma in realta’ mi spii. Io so che mi stai spiando e ti fotto passandoti le informazioni che voglio io per fregarti… Non so se mi spiego”
“No. O meglio, si. Ma a me di questi giochini non me ne frega beatamente un cazzo”
“E invece dovrebbe…”
“Senti, ti faccio una domanda. Conoscere queste cose, mi fa cambiare idea sul fatto che mi piace mangiare la pizza, andare in moto, conoscere gente, leggere un bel libro, guardarmi un bel film, uscire con gli amici (escluso te, che ora mi stai sulle palle), o con qualche bella topolona che gradisce la mia compagnia quanto io gradisco la sua? No dimmelo…”
“Beh, anche nel tuo piccolo quello che succede intorno condizionera’ la tua vita. Dal prezzo della benzina, alle ingiustizie che sopporti come cittadino. Siamo tutti collegati…”
“Si. Nel grande cerchio della vita… Guardi troppi cartoni animati”
“We are through the looking glass: black is white, and white is black”.
“Almeno leggi storie piu’ interessanti dei tuoi discorsi”
Ostento indifferenza, ma ascolto con attenzione maniacale tutte le spiegazioni del Drugo. E non posso fare a meno di pensare che tutte queste speculazioni altro non sono che l’ennesima guerra tra poveri.
“Stavo pensando ad una frase che ho sentito tempo fa: se la merda avesse un valore, i poveri nascerebbero senza neanche il buco del culo”
“Uh. Notevole. Sociologia di alto livello… Bauman?”
”No. Non te lo dico perche’ adesso mi stai sul cazzo e so che ‘sta cosa ti fa rodere il culo”
Davvero non sono un tipo che si stupisce delle cose. O meglio, si stupisce di tutto, ma non amo manifestarlo all’esterno. Devo dire che la frase di Lewis Carrol, citata dal Drugo, sintetizza benissimo il suo discorso. In definitiva siamo cosa? Piccoli ingranaggi insignificanti, granelli di sabbia calpestata dai potenti. Eppure, ogni tanto, anche la sabbia potrebbe dare fastidio, come un granello nell’occhio. Ma poi, realisticamente, penso che un granello nell’occhio non eliminerebbe il problema: qualcuno calpesta e qualcun altro e’ calpestato… certo se tutti i granelli, una buona volta, si incazzassero…. Ma cosa dico? Ci sarebbe un Drugo di turno a ‘vegliare’ affinche’ questo non possa accadere…
“Copa’, sei veramente una testa di cazzo imperialista…”
“Ao’. Ma come cazzo parli?”
“No niente, volevo imitare i giornalisti di Avanguardia Comunista… pero’ con te avrebbero ragione. Sei un servo del potere”
“Certo, perche’ tu sei padre pio. Compri i jeans dal Turkmenistan su Internet, sapendo che vengono dalle zone franche di esportazione dove i ‘miei’ padroni sfruttano i ‘tuoi’ poveri, che rubano la roba per rivenderla agli stronzi come te… Aspetta, non dirmelo: lo fai perche’ hai scoperto di essere la reincarnazione di Robin Hood? Oppure, piu’ realisticamente hai un concetto di etica inflessibile quanto un ramo di salice”.
“Cosa c’e’ nel pacco?”
“Lo saprai ad Amsterdam”
Nella concitazione dei discorsi (piu’ mentale che esteriore), siamo giunti all’aeroporto di Genova. Parcheggiamo in seconda fila davanti all’ingresso. Un vigile ci segue con un’occhiataccia. Il Drugo fa segno con la mano che si fermera’ solo un minuto. Tira fuori una busta da lettere e me la porge.
“Apri le orecchie. Qua dentro trovi un passaporto a nome Antonio Napolitano, nato a Foggia etc etc te lo leggi e lo mandi a memoria. Ok?”
“Ma che cazzo. Proprio foggiano?”
“Fuggi da Foggia no pe’ Foggia ma pe i Fuggen”
“L’hai fatt’apposta, bastardo”. Il Drugo si fa una risata. Lo stronzone si e’ ricordato delle mie disavventure universitarie con un foggiano col quale ebbi una discussione per un intervento durante un torneo di calcio. Una cazzata gigante che per il tizio divento’ una questione di principio con tanto di insulti, mazzaut’ e botte da orbi negli spogliatoi… botte da orbi per una partita di pallone… ma si puo’ essere piu’ idioti?
“Ci trovi anche una carta di credito per pagarti il volo e da dormire”
“A chi e’ intestata?”
“A tua nonna”
“Mia nonna non usa carte di credito”
“Allora a tua sorella”
“Mia sorella non usa carte di credito”
“Perche’ lei si fa pagare in contanti…”
Il Vigile si avvicina minaccioso: “Signore, non puo’ sostare qui”
Il Drugo si affaccia dal finestrino e spalanca un sorriso finto come un barbagianni impagliato “Va bene, Signor agente vado via solerte”.
Non mi lascio sfuggire l’occasione: “Sei proprio un lecchino, servo del Potere…”
“Tieni gli occhi aperti. Quando sei in citta' vai nella zona rossa e cerca il negozio di mobili orientali che ti ho scritto nel foglio. Chiedi del proprietario”
“Senti posso comprarmi due vestiti con la carta?”
“Va bene, ma fanne un buon uso. Sono gia’ nella merda di mio e per fartela autorizzare ho dovuto firmare una polizza sulla salubrita’ delle mie chiappe”
“Adesso a parte gli scherzi, non mi metto a fare certo cazzate con il ministero…” dico serissimo.
“Ecco bravo. Come ti senti?”
“Come la reincarnazione di Robin Hood, no?”
“Ottimo” e parte sgommando davanti al vigile, il quale diligentemente annota targa, modello ed infrazione su un simpatico taccuino…
Entro in aeroporto e mi diriggo a comprare il biglietto dopo qualche giro di informazioni. Mando a mente i dati del mio alter ego. Compro una paccata di riviste, libri e giornali, un paio di panini tonno e pomodoro e un paio di quarti di pizza al salamino piccante, una spremuta d’arancia doppia con ghiaccio e una birra. Metto in conto allo stato italiano, dicharatamente complice del mio disordine alimentare. Poi mi stravacco davanti al gate di imbarco e mi preparo psicologicamente alle due ore di attesa. Tiro fuori la mia nuova carta di credito scintillante e sorrido all’idea che il drugo abbia voluto concedermi una sorta di risarcimento morale al casino creato. Chissa’ con quali argomentazioni avra’ convinto il suo capo a smollarla… e chissa’ che faccia fara’ quando vedra’ l’estratto conto… me la guardo sognante e all’improvviso si insinua nella mia mente un pensiero prima sottile, sinuoso come il suono di una corda di violino, poi in un crescendo wagneriano, partono le viole e i tamburi e i pianoforti e i clavicembali e poi le trombe, a comporre una sinfonia maestosa, trascinante indiscutibilmente e assolutamente distinta nella mia testa (di minchia)… e gia’ pregusto la goduria di comprarsi due etti di superskunk con la carta di credito dei servizi segreti, settore CCS, centro di costo controspionaggio…
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