"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)
Chiamo il Drugo. Il telefono e' spento. Lo conosco da anni. Non e' capace di recitare cosi' bene. Sarebbe capace di fare uno scherzo a Carol Woityla: ma dovrebbe usare un secchio d'acqua e la sorpresa, perche' se lo facesse recitando il buon Carol, da ex attore, lo sgamerebbe dopo tre secondi (e poi scatterebbe la violenza delle suore segretarie....). Quindi la cosa e' seria, nel senso che o si tratta seriamente di una cosa grave o si tratta seriamente di una cazzata... Taglio Pontedera di corsa facendo attenzione ai nuovi box autovelox... prima o poi ci sbatto sopra nel tentativo di 'evitarli'. Arrivo sotto casa trafelato. Tutto in ordine. Un silenzio assordante. Salgo su per le scale, ma del Drugo nessuna traccia. Mi aspetto di vederlo saltare fuori da qualche parte a farmi 'buuuuh' ed io lo mando a quel paese. E invece niente. Entro in casa ed e' tutto in ordine (un eufemismo per dire che e' rimasta intonsa, uguale a quando sono uscito...). MI rimetto in macchina e parto verso i soliti posti. Magari si e' spostato a bere qualcosa. La cosa non mi convince, perche' il Drugo mi avrebbe avvisato ('a beve e fuma' da soli ce se strozza'). Faccio il sottopasso ferroviario e proseguo per via Roma. Al semaforo giro per il viale della Piaggio. A quest'ora della sera e' vuoto, ci sono solo le macchine degli operai turnisti. Lo percorro ma quasi a meta' sento una sgommata dietro di me. Ho un sussulto. Mi affianca una macchina coi vetri oscurati. Scarta verso destra sfiorandomi. Istintivamente mi allargo e sfioro gli alberi. Freno e quello fa altrettanto. Scalo e riparto, bruciandolo sul tempo. L'auto mi si incolla agli scarichi. E' un Bmw serie 7. Non ci puo' essere storia. Mi piazzo al centro della strada per non farlo passare e quello scarta a destra e sinistra cercando il pertugio giusto per infilarmi come uno spiedino ("il fatto è che da quel pertugio si guardava nel cortiletto delle educande; e un altro fatto assai tristo si è che il padrone di quella casa era un giovane scellerato" se mi viene in testa Manzoni, stasera sono proprio fottuto). Odio i guidatori imprudenti. Ma questo non e' un guidatore imprudente. Ho gia' capito di chi si tratta. Lo stronzo sa perfettamente come farmi innervosire e non mi sorpassa solo perche' sta giocando con me. Alla fine del viale siamo praticamente fuori Pontedera. All'altezza del mega parcheggio il tizio decide di affiancarmi con una finta destra-sinistra ad arte. MI sorpassa e poi rallenta di nuovo. MI stringe al marciapiede fino a costringermi a fermarmi con una botta tremenda sulla sospensione. Un uomo meglio identificabile come un armadio a tre ante scende dalla macchina. Forse vuole "conciliare", ma invece di prendere il Cid, salto sul sedile di destra, poi giu' dalla macchina e corro verso la ferrovia. Taglio il parcheggio come una fulmine. L'uomo-armadio mi insegue. Sento il fiato sul collo. Accellero con la forza della disperazione e gli prendo un paio di metri. Sento il cuore battermi all'impazzata. Salto la rete della ferrovia con l'agilita' di un Edwin Moses dei bei tempi. Lui arranca ed urla qualcosa di irripetibile. Non ascolto il suo consiglio e continuo a prendergli terreno. Supero i binari e sono dalla parte della stazione. MI involo verso l'uscita dalla parte del Villaggio Piaggio. Mi giro e il tizio non c'e' piu'. Per non saper leggere e scrivere io continuo a correre finche' non mi sento al sicuro. Entro nel Villaggio e mi siedo su una panchina in attesa che mi venga un infarto. E invece iniza a rifluire nuovamente ossigeno al cervello e il battito del cuore si ristabilisce. Faccio un punto della situazione. Non posso tornare alla macchina perche' il mio amico Salvatore sicuramente si aspetta che io lo faccia. Poi mi viene una botta di disperazione: quel bastardo mi cachera' sicuramente in macchina per vendetta... Non posso tornare neanche a casa. Devo trovare un alloggio sicuro per la notte. Non un albergo, perche' e' il primo posto dove guarderebbero. Non da amici, perche' mi pare che questo finto Avvocato Luperini sappia troppe cose. Mi viene in testa un'idea folle. Esattamente come la situazione in cui mi trovo. Per cui e' la soluzione ideale. Attraverso il villaggio e mi diriggo circospettosamente dall'altra parte in Via I Maggio. Mi fermo davanti ad un portone, mi asciugo il sudore, mi sistemo alla meglio e poi suono ad un campanello, pregando perche' ci sia.
"Chi e'?". Deo gratias.
"Ciao Giulia. Sono Cicatrix. Ho bisogno di parlarti". Silenzio.
"Non abbiamo nulla da dirci".
"Io credo di si. Apri e' importante". Ancora silenzio.
Tlank. La serratura della porta scatta e mi infilo quatto quatto nell'androne.
Giulia e' ad attendermi sulla porta di casa. E' sorpresa di vedermi. Ma mostra indignazione.
"Che vuoi?"
"Non mi fai entrare?"
"Tu dimmi cosa vuoi"
"Parlarti"
"Non abbiamo nulla da dirci"
Devo assolutamente entrare in casa sua. Non posso essere troppo accondiscendente perche' si renderebbe conto che c'e' qualcosa dietro. A questo punto potrebbe assumere un atteggiamento di superiorita' e sbattermi fuori dal palazzo. Pero' non posso essere neanche troppo duro, altrimenti si arroccherebbe in difesa e scatterebbe la sciarriatina. E sarei di nuovo perso...
"Io invece credo che mi devi delle spiegazioni".
"Ah, si? Sentiamo per che cosa"
"Per quello che mi hai scritto sulla porta di casa"
"A dirti il vero in un primo momento volevo bruciartela"
"Senti neo-camorrista, che ne sai di quello che mi e' successo?"
"Ti diro' che non me ne importa nulla. E adesso se mi vuoi scusare... ho tanti impegni". Prova a chiudere la porta. Infilo il piede per bloccarla. Mi pare di intuire che il suo gesto sia simbolico. Insisto.
"Ti ricordi l'ultima volta che ci siamo visti? Appena sei partita ho incontrato la mia ex-moglie. Col suo avvocato. Abbracciati" - abbasso leggermente la voce, ma non troppo- "ho scoperto che stanno insieme" - abbasso gli occhi- "e che si vedevano anche prima" - alzo leggermente gli occhi verso di lei e li riabbasso immediatamente, un evidente gesto di umiliazione - "non e' stata una bella scoperta". Divento serio e duro. Lei rimane in silenzio. Ha riaperto la porta. Affondo:
"Era solo questo. Scusami il disturbo". Giro i tacchi e vado via deciso.
"Aspetta. Dove vai? Raccontami". Prima di girarmi mi scappa una risatina nascosta, un gesto insignificante delle labbra che si sollevano per una frazione di secondo, un gesto inequivocabile che potrebbe tradire. Mi volto e riprendo il tiatro.
"Giulia, ti ringrazio, ma anche tu non sei stata tenera con me. E poi sicuramente avrai da fare..."
"No. Davvero, aspetta. Entra. Anch'io ti devo delle scuse". A me Dustin Hoffman mi fa un baffo!
Ora, invero, la reale difficolta' sta nel ricordare tutte le cazzate che ho raccontato a Giulia tutte le volte che ci siamo visti. Infatti, quando questa relazione ha iniziato a prendere una brutta piega ("ma lo sai che con te sto bene? stiamo davvero bene insieme! Ma lo sai che non sei male come compagno? e bello stare (??)con un uomo cosi' interessato alle persone, al mondo che ci circonda" boh...) ho dovuto, diciamo cosi', sviare la sua attenzione. Ricordavo di averle parlato di questa cazzo di ex-moglie, ma di lei non ricordo nulla. Non ricordo neanche il nome... ricordo dell'avvocato che si occupava del divorzio, ma fino a stasera non sapevo che il bastardo immaginario se la spassasse con la mia ex-moglie. Hai capito lo stronza. Io lavoravo e lei si faceva l'avvocato... ma lei come si chiamava??
"E insomma. Raccontami questa cosa di Michela. Deve averti ferito davvero". Grande Giulia.
"Giulia, tu mi leggi nel pensiero. Michela. Michela e' davvero una gran troia. Ecco cos'e'. Pero' devo dirti che adesso sto meglio. I primi giorni sono stati durissimi. Si va bene, la storia era finita. Ma come fai ad accettare il tradimento. Lei lo faceva gia' da diversi anni. Noi parlavamo di figli e lei si trombava l'avvocato... e chissa' chi altro". Esagero.
"Come sei strano stasera". Ahia. Sento concretizzarsi un pericolo. Sto diventando poco credibile... Prendo tempo. Tiro fuori il telefonino dalla tasca interna e lo spengo.
"Cosa intendi?"
"No, intendo che ti ho conosciuto molto distaccato e distratto. Invece stasera scopro un uomo capace di amare. Perche' lo sai che il tuo odio per lei esprime tuttora l'amore che e' stato". Vorrei dirle che non ho capito. Invece le dico piu' semplicemente:
"Si. Forse hai ragione. Sai il dolore ti aiuta a crescere". E dimmi anche dov'e' uno specchio perche' mi vorrei sputare in un occhio senza correre il rischio di sbagliare mira...
"Parole sante. Senti, ti devo delle scuse. Per il disastro sulla porta. Sai mi sentivo umiliata. Adesso mi sento davvero imbarazzatisima. Che figuraccia. Domani ti aiuto a pulire tutto. Perdonami. Certo, pero', che potevi almeno avvisarmi"
"Ma no. Non preoccuparti. Ho gia' fatto tutto. Sai volevo chiamarti, ma davvero mi sono rinchiuso in un silenzio da cui sono uscito da pochissimi giorni. Tu sei la prima a cui racconto questa cosa" - ops: incidentalmente mi e' scappata una cosa vera!- "E' umiliante. Non vado al lavoro da un pezzo... "
"Senti, questo non te l'ho mai chiesto. Ma...di che segno e' Michela?". Prontissimo.
"Bilancia. Perche?". Salvo. Per le successive due ore Giulia si concentra su ascendenti, stelle, oroscopo tradizionale, cinese, celtico, maya senza trascurare l'astrologia karmica...
"Astrologia karmica? Che cosa sarebbe"
"Sai cos'e' il karma?"
"Vagamente. Dovrebbe avere a che fare con la storia della reincarnazione, dell'equilibrio dell'universo ed altre menate simili"
"Qualcosa di simile. Deduco che non sei un esperto di religioni"
"Deduci bene"
"Ok. il concetto di karma e' semplice. La parola deriva dal sanscrito e significa fare, agire, azione. Oppure, ma questa interpretazione dipende dal contesto di riferimento, indica la reazione collegata all'azione..."
"Una sorta di causa-effetto?"
"Bravo. Hai presente la legge della meccanica di Newton?"
"Per ogni azione c'è una reazione uguale e contraria"
"Mmhm. Notevole. Non ti facevo cosi' erudito"
"Grazie. Lo prendero' come un complimento..."
"Bene. Comunque, il nesso e' proprio questo: ogni fattore può essere ritenuto karmico o piu' banalmente avere implicazioni karmiche. L'oroscopo karmico interpreta queste implicazioni e piu' in particolare alcuni aspetti astrologici di maggiore rilevanza"
"Tipo?"
"I nodi lunari, per esempio. In astrologia karmica i nodi lunari collegano una reincarcazione con la successiva. Il Nodo Lunare Sud raccoglie tutte le esperienze che l'anima ha acquisito e accumulato nelle sue vite precedenti. Indica le abitudini negative che hanno improntato la fisionomia dell'anima di una persona"
"Non oso immaginare chi fossi nell'altra vita se mi hanno dato questa fisionomia..."
"Scemo. Poi c'e' il Nodo Nord, che indica invece la direzione verso la quale andiamo in questa attuale vita e spinge quindi l'anima alla crescita"
"Inizio a non districarmi piu' in mezzo a tutti questi nodi...mi e' venuto un nodo alla testa"
"Sempre meglio che non ti venga al pisello". Ride di gusto alla battuta. Non avevo mai fatto caso alla reale passione che questa ragazza mette nell'astrologia. Ad un certo punto della notte, mentre si discute ancora del piu' e del meno mi prende una tale botta di sonno che mi addormento di sasso sul divano.
Mi risveglio al mattino, con l'orgoglio ferito del maschio latino. Sto diventando vecchio? Sara' il mio karma? Comunque meglio cosi'. Non voglio ulteriori implicazioni in questo momento. La storia di ieri sera riapre un sacco di domande una piu' angosciante dell'altra:
1) chi sono questi rompicoglioni che mi perseguitano? assodato che conoscono perfettamente tutti i miei spostamenti, spero non valutino la possibilita' che mi sia rifuggiato presso una donna con cui non dovrei avere piu' rapporti (visti i precedenti che loro conosceranno...)
2) che cosa vogliono? cosa c'e' in questo pacco di cosi' importante?
3) cosa avranno fatto alla mia casa ed alla mia povera macchina?
4) che nesso c'e' tra la telefonata del Drugo di ieri sera e questa storia? Che fine ha fatto il mio amico?
Mi alzo dal divano. Giulia non e' in casa. C'e' un bigliettino sullo specchio in bagno:
Esco a prendere cornetti. Non sparire. G
Accendo il telefono mentre cerco di pisciare centrando la tazza del cesso. Operazione gia' di per se' complicata di prima mattina, per via del priapismo cronico che normalmente attanaglia i maschi nei primi quindici minuti della giornata, e resa ancora piu' difficoltosa dalla mia tempestiva telefonino-dipendenza... Chiamo il Drugo. Il cliente da Lei chiamato potrebbe avere il cellulare spento. Poi mi attaco al computer di Giulia e vado sul sito della motorizzazione. Ieri sera nel marasma sono riuscito comunque a prendere il numero di targa del bastardo. Lo inserisco sul motore di ricerca per vedere il proprietario. Nulla... forse e' stata immatricolata da poco e non e' stata ancora registrata
Cerco un numero sulla rubrica del telefonino. Di un mio amico poliziotto che lavora in un commissariato siciliano. Lo chiamo dal telefono fisso di Giulia.
"Pronto, Gallo? Ciao, sono Francesco? Bene, bene. Tu? tutto ok? A Casa. Eh? Si. I figli? Ottimo, no? No, no, io non ci penso nemmeno. Certo. D'altronde come si dice? Quando c'e' quella... E' ve'? Si, si. Senti, ho da chiederti un piccolo favore, se puoi. Si tratta della targa di una macchina. Si lo so. Capisco. Davvero. Lo sai che non lo farei se... ok. puoi starne certo. Eh. Questi mi hanno inseguito e poi sono entrati in casa mia. Si la denuncia c'e'. Ma a che serve? Coi tempi lunghi. Ma guarda lo sai che non lo avrei fatto se non... Allora, il numero e'.... si, un BMW ultimo modello. Quando pensi? Mah a me servirebbe per ieri. Ah. Ah. Si certo. Dai addirittura in cosi' poco tempo? Ma state diventando davvero efficienti... Senti. Ti chiamo io tra un'ora. Oh. A buon rendere". E con questo rischio la galera per me e per il mio amico.
Rientra Giulia. Si fa colazione insieme e poi lei deve volare al lavoro. Io la ringrazio di cuore per l'ospitalita'.
"Non ringraziarmi. La prossima volta rimani sveglio". Mi strizza l'occhio. Le do un bacio sulla guancia. Lei mi dice:
"Non ci pensare piu' a quella stronza di Michela".
"Chi? Ah. Certo. Certo. Quella stronza. Non sara' facile, ma puoi giurarci che ci riusciro'..."
Ci salutiamo e siamo in strada. Mi guardo intorno. Mi sembra tutto in ordine. Mi infilo nel Villaggio Piaggio e mi diriggo verso una cabina telefonica. Faccio il numero di Gallo.
"Eccomi". Non mi lascia il tempo di parlare.
"Chiamami a questo numero....". E riattacca. Faccio il numero che mi ha dato. Risponde Gallo. Incazzatissimo.
"France' ma che cazzo mi combini? Sei scemo?". Parla sottovoce, ma e' alterato di brutto.
"Che cazzo succede?"
"Senti. Non mi chiamare piu'. Io e te non ci conosciamo"
"Gallo, dimmi a chi appartiene quella macchina"
"Vai a farti fottere"
"Gallo, dimmi di chi e' questa cazzo di macchina". Cerco di mantenermi calmo, ma anch'io inizio ad innervosirmi pesantemente. "E' una questione di vita o di morte"
Spero di aver mentito.
"Senti Cicatrix. Se e' cosi' sei nella merda fino al collo. Sai che ti voglio bene. Io ti do questa informzione, ma tu giuri che non mi chiami piu' finche' campi. Ok?"
"Gallo ma che cazzo dici?"
"Giura!". E' assurdo.
"Ok. Te lo giuro". Cala un silenzio che sembra un'eternita'. Adesso Gallo parla con calma, forse con rassegnazione.
"France', te lo dico perche' sei un amico. Nel momento peggiore della mia vita sei stato uno dei pochi a starmi vicino. Questa cosa puo' costarmi carissima. Ma se non te la dico rischia di costare piu' cara a te... La macchina appartiene ai servizi segreti militari. Altro non so". Riaggancia.
Io, invece, rimango con la cornetta in mano a guardare i cornicioni rovinati del Villaggio Piaggio.
Da bambino volevo fare il detective. Lo dicevo a tutti. I grandi hanno sempre l'abitudine del cazzo di fare questa domanda ai bambini. Cosa vuoi fare da grande? Qualcuno rispondeva l'inventore, qualcuna la maestra, qualcunaltro succube gia' da piccolo, rispondeva io voglio essere come il mio papa'", e tutti a dirgli, macchebraaaavo! qualche altro piu' realista, rispondeva il bandito e si beccava uno scapaccione, perche' a questo mondo si puo' essere sacrosantamente un bandito, ma non si puo' dirlo apertamente; poi c'erano quelli fantasiosi, che rispondevano zorro, goldrake, mazingaZ, uomo ragno, superman e wonderwoman (e questi erano quelli che gia' mostravano chiari segnali di identita' sessuale). E c'era un mio amico che da grande voleva fare l'impiegato comunale. Lui riusciva a zittire tutti. Io piu' banalmente volevo fare il detective... il Magnum P.I. di Porto Cesareo e Torre Lapillo. Certo da piccolo sognavo di menare fendenti a destra e a manca stendendo avversari e nemici, mentre da grande le prendo di santa ragione, non ho tempo di fare nulla che mi hanno gia' pestato a sangue e se me li ritrovo davanti scappo come se mi volessero chiedere in isposo... Da piccolo hai una prospettiva migliore, tutto qua. Sara' perche' puoi dire ogni cazzata e ti perdonano tutto. Se dicevi una parolaccia o chiamavi coglione un perfetto sconosciuto che ti stava sul culo, ti rimbrottavano ridacchiando. Tua madre se la prendeva con tuo padre chè gli insegni le parolazze e lui rispondeva, ma e' un bimbo. Se davi un calcio all'amica della nonna perche' ogni volta che ti vedeva voleva baciarti salivosa e baffosa. Poverino, e' un bimbo. Se bruciavi la macchina del vicino di casa e quello, essendo ancora piccolino, ti giurava che a 18 anni ti avrebbe spaccato la faccia. Beh. Vantaggi di essere piccoli. La prospettiva e' diversa, non ci sono dubbi. Investigatore privato! Viaggiare alla scoperta delle cose. Elucubrare. Spiare. Cosa fa uno spione? Io non ne ho mai visto uno dal vivo. Sara' perche' i detective nostrani sono bravi o perche' io non ci capisco una sega? Com'e' fatto un guardaculi? Mentre spia dico. Com'e' uno che si fa i cazzi degli altri? Un guardone. E se uno fa lo spione militare, in Italia, che cazzo spia? E se ne andra' in giro in mimetica civile? com'e' una mimetica civile? in giacca e cravatta! Bene. Indizio numero uno: diffidare degli uomini in cravatta!
C'e' poco da ridere. Cogitare necesse est. In latino facevo schifo. Pensa, cristo, non fare lo scemo. Ho visto qualche film di spionaggio e letto qualcosa. Il nostro Agente all'Avana, di Graham Greene, per esempio. Al tizio succede di essere coinvolto suo malgrado in una spy story con contorno di casini galattici. Lui finisce per collaborare... Cazzo, soluzione praticabilissima, ma questi ogni volta che mi vedono vogliono o frantumarmi o terrorizzarmi o farmi superare la barriera del suono su terra ferma...
Cerco di sparire dalla circolazione. Devo togliermi dalla strada... dove l'ho gia' sentita? Devo pensare in fretta. Mi infilo negli uffici del Comune. Hanno una doppia uscita. Entro dalla piazza ed esco nella strada dietro. Deserta. Mi guardo intorno nelle stradine ed entro in una libreria con vetrine d'angolo. Rimango fermo un quarto d'ora, tambasiando libro libro. Squilla il telefono. Il Drugo.
Parto in quarta: "Copas, porca puttana. Dove cazzo sei?"
"Zitto e ascolta! Rispondi rapido! Dove sei in questo momento?". Il Drugo e' deciso. Mi par di vedere i punti esclamativi (!) Non l'ho mai sentito cosi' determinato. Distribuisce ordini da vero leader. Convinto. Soprattuto, non parla romanaccio!
"Libreria Valsacchi". Perplessita'.
"Rimani fermo li massimo 5 minuti. Non un secondo in piu'. Se non arrivo, scompari! Non tornare a casa! Spegni il telefono e non chiamare nessuno!
"Ma dove sei?". Dalla cornetta, sento ruote che sgommano e motori che strillano sguaiati.
"Arrivo". Prende un respiro profondo. "Se non ci vediamo, ricordati quello che ti ho sempre detto: comportati come qualcuno in amore".
"Aoh, Maccheccaz"? Ha riattaccato... Mi sta diventando frocio? Forse voleva fare wonderwoman pure lui? Spengo il telefonino. Guardo l'orologio. MI ricordo che non lo porto mai...
"Scusi che ore sono?"
"10 e venti, caro"
"Grazie. Molto gentile".
Nel dubbio esco prima... meglio che tardi. Mi acquatto sulla soglia di un portone chiuso. Attendo pochissimo. Sento stridere le gomme di un'auto. Gira l'angolo con una sgommata a 45' e accelerazione bruciante. E' il Drugo. Faccio segno con la mano, ma non mi guarda nemmeno. Sento stridere altre gomme. Istintivamente mi butto a terra dietro una macchina. Il Drugo prosegue, svolta l'angolo e scompare. La macchina che insegue frena bruscamente davanti alla libreria. Salta fuori un uomo. Steso sull'asfalto ne intravedo i piedi. Punta dritto alla libreria. Ne esce poco dopo, risale giusto in tempo. La macchina riparte con fragore e puzza di gomma bruciata. Non ho il tempo di ragionare. Scatto in piedi e corro nella direzione opposta. Per un po' mi crederanno inseme al Drugo. Rientro in libreria. Non torneranno mai a cercare nello stesso posto. O almeno spero...
Cosa devo fare? Cosa significa tutto questo caos? Chi e' veramente il mio migliore amico? Cosa ci incastra lui in tutta questa storia? Pensare in fretta. Devo scomparire... Se questi sono dei servizi segreti avranno accesso a qualsiasi dato: telefono, carte di credito, posti che frequento e amici. Arguisco le seguenti conclusioni:
1) ho bisogno di un telefonino nuovo con numero nuovo: non devono sapere dove mi muovo con la mia scheda ed il mio telefono. I cellulari trasmettono continuamente segnali alla rete sulla posizione geografica della scheda telefonica e del cellulare che la contiene. Ogni cellulare ha una sorta di targa di riconosimento che si chiama imei. Tramite l'imei e la scheda telefonica associata, puoi scoprire in qualsiasi momento la posizione di un tizio... ovviamente se sei nei servizi segreti... of course.
2) soldi. mi diriggo al primo bancomat a fare il pieno. probabilmente dopo non potro' piu' usarla. Prelevo il massimo: 250 Euro. Poi mi sbafo il plafon della carta di credito.. In totale 500 euro. Circospetto, entro nel primo store e mi compro vestiti e ricambi. Un berretto e un altro paio di occhiali da sole. Pago con carta di credito. Loro sapranno che mi sono preparato ad una lunga permanenza fuori...
3) devo trovare un auto insospettabile per i movimenti. Escludo gli amici. Conosco un carrozziere che puo' darmene una delle sue di servizio. E so anche che non parla volentieri con sbirri e gente sconosciuta in cravatta. Sara' perche' qualche volta gli ho visto saldare due o tre telai di automobili di diversa provenienza?
4) dove posso fuggire? ho amici in mezzo mondo. Escludo aeroporti e stazioni. Ho il posto giusto. Insospettabile e neanche troppo distante. E' in Garfagnana.
5) vado a farmi un certificato medico e lo spedisco al lavoro... non voglio farmi licenziare!! Beh, questo denota lucidita'... Mia nonna ne saprebbe stata fiera. Bravo! il posto sicuro...
Il tizio della carrozzeria mi fa delle storie. Mi conosce e sa che puo' fidarsi. Gli dico che ho la macchina col radiatore sfondato in un tamponamento e che nel pomeriggio devo portargliela. Mi dice di andarla a prendere subito. Replico che ho da lavorare. Mi guarda e mi dice chiaramente che qualcosa non gli torna. Abbasso gli occhi, rassegnato e gli dico:
"Non posso farmi vedere in giro"
"Da chi?"
"Loro"
Silenzio. Mi guarda perplesso come per dire non ci hai la faccia da delinquente. Gli rispondo con gli occhi che le apparenze ingannano. E incasso la testa nelle spalle. Mi consegna un paio di chiavi e mi dice:
"La panda parcheggiata sulla strada. Se me la rovini, ti tampono io. Se non me la riporti, ti vengo a cercare anche io". Si e' fidato. Viva la gente ganza. Giuro a me stesso che trattero' la panda come un figlio. Come si rimboccano le coperte ad una panda? Subito un problemone...
"La mia e' sul viale della piaggio o al deposito dei vigili urbani..."
Esco e parto dritto verso la strada che da sottomonte porta a Lucca. Lungo il percorso mi fermo in un negozio di telefonia e compro un cellulare nuovo e una scheda. Faccio manfrine alla titolare del negozio perche' ho dimenticato il documento a casa. Quella non vuole mollare, ma io mi comporto da ragazzo super bravo e alla fine ache lei cede. "Ma ricordati di portarmeli entro stasera". " Puoi giurarci!"
Riparto verso Lucca e poi su per l'Abetone.
E' tardi ed e' insensato iniziare a scrivere. E' tardi e dovrei dormire. C'e' una mezzaluna da togliere il fiato. Stelle come non e' facile vederne in citta'. Stelle che non sapevi ce ne fossero cosi'. Ho una coperta sulle spalle per proteggermi dal freddo pungente di montagna. Nulla che copra tutti i dubbi che mi rodono le tempie. Due neuroni si scambiano un saluto a distanza, senza sinapsi. Il cervello dorme. L'amarezza rimane sveglia. Le incertezze sono fili di un pigiama caldo e scomodo come lana grezza sulla pelle nuda. Tengo le labbra serrate e i denti stretti dentro. Ho l'occhio accigliato; non solo per la penombra. Guardo lontano i disegni della montagna sulle gocce di stelle. Un bestione nero e incombente sul borgo.
"Hai mangiato qualcosa?". Silvia arriva alle spalle e mi coglie di sorpresa. Non l'avevo sentita rientrare.
"Mi hai fatto paura...".
Lei mi sorride: "Scusami, non volevo..."
"Sono andato in quella pizzeria in piazzetta"
"Da Loris? Com'era?"
"Cosi'. Ne ho assaggiate di meglio... Com'e' andata la serata?"
"Un po' come la tua pizza... In questo periodo c'e' ancora qualche agriturista tedesco o inglese. Dalla prossima settimana saranno terminate anche le ultime prenotazioni...".
Rimango in silenzio ad assaporare la notte e il freddo sulla faccia. Odio il freddo, ma in questo momento mi fa sentire vivo, mi fa percepire un barlume di realta'. Quella che mi sta sfuggendo di mano. Brancolo nel buio come uno stuolo di poliziotti alle prese col delitto perfetto.
"Francesco, ti vedo preoccupato. Vedrai che si risolve tutto. Quelli prima o poi si dimenticheranno di te e del pacco e andranno a tormentare qualcunaltro".
"Mi tormenta il pensiero di essere entrato in una storia senza saperne il perche', il percome e il percazzo..."
"Il per-cosa?"
"Niente. Rientriamo che mi si gela il cuoio ex-capelluto"
Ci sediamo sul divano e accendiamo la tele. Silvia si mette il pigiama e viene a sedermisi affianco. Fuori c'e' un silenzio incredibile. Il silenzio di Montefegatesi.
Rifuggiato in mezzo alle montagne....
"Ma qui siamo in provincia di Lucca o Pistoia?"
"Lucca"
Rifuggiato in mezzo alle montagne della lucchesia, impiegato di multinazionale leader del settore, ricercato dai servizi segreti, flirta con ex-concubina condiscendente. Pare il titolo di un film dellaWertmuller...
"Boh. Pensavo Pistoia..."
"Mmmh. Inizi a preoccuparmi. Da quand'e' che tanto per dire qualcosa dici cazzate?"
"Da circa 5 secondi"
"E dovevi iniziare proprio in casa mia?"
"Non sapevo dove andare..."
Silvia mi guarda fisso con un mezzo sorriso. Mi stravacco e mi preparo ad abbassare le difese nei confronti della botta di sonno. C'e' un programma sportivo della notte che parla della crisi in casa Inter.
"Se parlano dell'Inter dovrebbero abolire la parola crisi e sostituirla con la parola normalita'".
"Ci stavo pensando...", dice lei.
"All'Inter?"
"No. Che m'importa dell'Inter. Non ricordo perche' ci siamo lasciati..."
"Perche' tu ti facevi tutti i turisti tedeschi, spagnoli e inglesi che passavano dal tuo agriturismo".
"Ma cosa dici? E' succeso solo con uno e sai bene che l'ho fatto per ripicca. Eri tu a curare le relazioni internazionali...".
"Su questo ti sbagli, cara. Nel periodo in cui siamo stati insieme io non ti ho mai tradito. Ti diro' che questa cosa mi e' pesata non poco quando mi hai mollato..."
"Non ricordo come ci siamo mollati..."
"Oh, quello lo ricordo perfettamente. Ti trovai abbracciata al tizio in uno scambio inequivocabile di effusioni e me ne andai"
"Quindi non litigammo?"
"E perche' avremmo dovuto? Avevi fatto una scelta. Bene cosi'. O no?"
"Che maschio orgoglioso"
"Che maschio org-oglione. Sai quante volte mi sono pentito di non aver spaccato la faccia a lui e insultato oltremodo te?"
"Non ci credo. Non sei tipo"
"No. Sono panda."
"Cosa?"
"Nulla, nulla"
Silvia si alza e mette su un po' di musica. E' jazz. Sa che mi piace il jazz. Mi tira su in una danza improbabile ma riuscita. Sono ancora indeciso se svenirle in braccio o reagire da maschio latino. Opto per la seconda scelta, tagliando il latino.
"Senti ma qui ci sono mai entrate le vipere?"
"Le vipere?"
"Si senti questa. Mentre mi trovavo in pizzeria c'erano due tizi, seduti al tavolo affianco. Uno di questo raccontava di aver trovato una vipera in casa che si e' nascosta sotto la credenza della cucina. Allora sono andati a spostare il mobile e pare abbiano trovato addirittura un nido..."
"Un nido di vipere sotto la credenza??? O mio dio..."
"Infatti. Strano vero? E insomma, questo pare che abbia provato a tirarla via con una scopa, ma ha fatto un errore e la vipera lo ha morso..."
"Oddiodio"
"Capisci, in casa sua"
"E che hanno fatto?"
"Pare l'abbiano portato in farmacia per prendere il siero antivipera, ma non ce l'avevano e comunque non potevano darglielo..."
"Si. Ho sentito che la legge prevede venga somministrato sotto stretto controllo in un ospedale"
"Esatto. Cosi' questi si sono dovuti sobbarcare venti chilometri di discese fino a Bagni di Lucca e da qui fino a Lucca stesso. Per farla breve lo hanno salvato per un pelo"
Silvia ha un sobbalzo e si gira di scatto a guardarsi tra i piedi e intorno.
"Ti rendi conto. Qui avete le vipere che vi entrano in casa"
"No. Ma grazie. Terrorizzami a puntino. La prossima volta che la CIA ti verra' a cercare trovati un altro posto, stronzo".
Le sorrido. "Scusa, ma io cosa c'entro se qui avete le vipere domestiche. Comprati un collarino, no?"
Mi stringe la mascella con la mano e mi bacia con violenza. Poi dice a denti stretti:
"Te lo do io il collarino"
E senza sapere come ci ritroviamo nudi sotto le coperte calde, a muoverci lentamente, infilato tra le sue gambe agili e accoglienti. Finalmente un momento di sollievo. Mi concentro sul suo corpo con tutta l'anima. Lei freme continuamente di piacere finche' non lo facciamo insieme... a lungo. John Coltrane ci accompagna discreto. E in quel preciso istante una folgorazione, un fulmine, un raggio di sole che si incunea dalla finestra e mi colpisce in pieno viso, esattamente come l'alone di santità che colpisce John Belushi nella chiesa in cui, spinto da Cab Calloway, assiste alla messa di James Brown:
"LA LUCE, HO VISTO LA LUCE...". Mi scuote un tremore ed ho quasi voglia di piroettare e fare salti mortali come Jake ed Elwood Blues.
Silvia si scanta: "Ma che ti prende?"
E invece di dire "LA BANDA... LA BANDA..." mi controllo e dico: "Ho capito tutto!"
"Cosa hai capito?"
"Cosa voleva dirmi James Brown!"
"James Brown??". Silvia e' sbalordita.
"Il Drugo, scusa, cosa voleva dirmi il Drugo... comportati come qualcuno in amore. Gran figlio di puttanazza".
Sono talmente esaltato dall'intuizione che ho di nuovo il pisello in tiro. Abbraccio Silvia e la tiro verso di me. Lei non si tira indietro e a sua volta mi tira a se'. E in mezzo a questo tira e molla, la tiro su e trombiamo di nuovo come due bravi ricci nel borgo di Montefegatesi sulle montagne della lucchesia...
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