Cicatrix

"Dio e' morto, Marx e' morto, e anch'io non mi sento tanto bene..." (W. Allen)

lunedì, 13 settembre 2004

Uhm... Vediamo. Una BlogBiografia o un BlogDiario che chiamar si voglia sono un'esperienza nuova per me che ho riempito fogli e quaderni di scritti, inchiostri e colori... e poi all'improvviso ho smesso.... riprendere... clink clank ruggine accumulata... posso scrivere quello che voglio.... non e-mail stupido-comunicative di lavoro... niente italinglese... plan, feedback, core-business, kickoff, training, patapim e patapam! Wow figo! inizio a gasarmi.... ehm bene.... direi che si puo' iniziare....

Stavo pensando che l'Io scrivente non è esattamente la stessa persona che vive la sua vita e le sue emozioni. In primo luogo perche' tra "vivere le emozioni" e "descrivere emozioni" c'e' un abisso, poi perchè esiste una limitazione derivante da scarsa vena e/o da mediocrità espositiva.

Vabbè. Bando alle ciance.

Stamattina mi sono preso una giornata libera dal lavoro: ho fatto un pò di giri 'burocratici'. Sono andato in Banca, ho attivato un paio di carte di credito (altrimenti come faccio a spendere più in fretta i soldi), sono andato a prendere dei documenti in giro, ho stirato un pò la mia Motorazza (appellata con taaaaanta originalità.... [buuuuh!!] 'La Poderosa'). Mangio in fretta nell'IperMercato di Navacchio mentre mi guardo qualche FotoKamera digitale ultima generazione. Squilla il telefono. Azzanno il panino alla mortazza e frugo con la mano sinistra nel tascone destro dei pantaloni; la mano destra regge nell'ordine: kasko, occhiali, giubbotto. Scena patetica. "Chi cazz è?". E' Giulia! "cazzo non rispondo.... ma se non rispondo sono cazzi...mi tampina di chiamate fino al 2015... vabbè rispondo...sono senza palle... coscienza del cazzo..."

"Ola, Giulia", butto giu' il boccone mentre mi strozzo facendo una risatina finta come le tette della Parietti.

"Dove sei?". Incazzata andante.

Finto e dribblo stretto: "Io bene, grazie. E tu? Eh, e tu? Che mi dici? Da quanto tempo... Che mi racconti?"

"Non fare lo stronzo. Ti ho chiesto dove sei". Riacchiappo il telefono sgusciante al volo.

"Oh senti Giulia, sono al lavoro". Adotto uno stile più aggressivo: "Anzi, direi proprio che se sei incazzata ci sentiamo dopo". Aumento di due tacche l'aggressività: "Credo, anzi, che noi due dovremmo parlare seriamente e raggiungere un accordo equo e soddisfacente per ambo le parti, perchè...". Sento il trac della chiamata abbattuta.... mi ha riattraccato in faccia. Salvo.

"'Ambo le parti'... ma come parli?". Mi giro. Giulia e' di fronte a me: tradimento alle spalle!

"Giuuuliaaaa! Che sorpresa". Sorrisone e faccia da culo delle grandi occasioni.

"Smettila di fare il coglione. Come stai?". Sorride sincera e mi da un bacio sulla bocca mortadellosa. Mi pulisco d'istinto con il tovagliolo del panino. Errore.

"Fino a qualche giorno fa, invece di asciugarti la mia saliva sulla bocca, mi saltavi addosso". ma poi sorride di nuovo. Sto al gioco e stavolta le sorrido imbarazzato e sincero.

"Vieni, accompagnami a fare la spesa".

Mi prende casco, occhiali e giubbotto dal braccio, li posa sul carrello e mi precede in direzione reparto latticini. Mi fermo una frazione di secondo in più per guardarle le chiappe sotto quei jeans studiati esattamente per lei , scoloriti finto-vintage al posto giusto. Sorrido e la seguo.

"Certo che se qualcuno mi chiedesse perchè perdo tempo con te....". Silenzio.

"Ok. Se qualcuno ti chiedesse perchè perdi tempo con me?".

"Gli direi che non lo so".

"Risposta profonda e sensata"

"Sai cosa mi fa incazzare di te? Che puoi decidere di comparire e scomparire quando ti pare. Ecco. Avevo deciso di non chiamarti piu'. Giorni interi a chiamarti, tu non mi rispondi, io che sto male, ho anche pianto di rabbia, e poi cosa mi fai? Ti presenti cosi' in un centro commerciale...".

"A sentire te sembra quasi ti stessi pedinando..."

"... e come al solito mi propini le tue balle. Non dovrei più rivolgerti la parola". Ancora un sorriso ironico, ma non cattivo. Triste.

E poi inizia a ripercorrere i "lunghi giorni tra una telefonata e l'altra", "l'umiliazione" di dover telefonare e ritelefonare a me ("si, proprio a te, brutta merda..."), le emozioni provate, "come fai a non provare le stesse sensazioni che ho provato io", "come si può rimanere così indifferenti, freddi e distaccati... io proprio non lo concepisco". Dice che capisce la mia "situazione", che sapeva dall'inizio, che i patti erano chiari "certo ma, però, una poi si innamora...", "ma non preoccuparti che non sono innamorata. E anche se fosse poi mi passa, anzi, guarda, mi è già passata, me ne vado in giro con te come nulla fosse". Io sorrido alle sue battute e non parlo. Non ne ho voglia. Intanto, terminata la spesa, siamo già scesi dalle scale mobili e siamo alla sua macchina nel garage coperto.

"Vieni a prendere un caffè a casa mia".

"Giulia, non so se è il caso. Dopo tutto quello che mi hai detto... mi sento come una macchina allo sfasciacarrozze... dopo il trattamento...."

"Guarda che non ti ho detto 'vieni a scoparmi a casa mia'". Mi passo la mano sugli occhi.

"Ok -dico serio- Il caffè lo faccio io, però".

Ancora quel sorriso triste. Mi dice: "Ci vediamo a casa" e parte.

Io la saluto con la mano, poi vado verso la moto. Mi risuona in testa un verso di Montale:

Meriggiare pallido e assorto/ presso un rovente muro d’orto,/ ascoltare tra i pruni e gli sterpi/ schiocchi di merli, frusci di serpi.

E me ne torno a casa.

Cicatrix

Postato da: cicatrix a settembre 13, 2004 16:28 | link | commenti (5)

martedì, 14 settembre 2004

L'incontro di oggi mi ha messo su una sensazione di abbandono. Ho deciso di lasciarmi andare e giro ignudo per casa senza voglia di fare nulla se non stravaccarmi sulla poltrona e poltrire: se squilla il telefono, non rispondo; se suonano alla porta, non apro. Trascorrerò il resto della giornata guardando la tele e leggendo un libro. Rifletto sugli ultimi eventi, butto giu' un paio di Rum Matusa15 e mi faccio sgonfiare le palle.

Sopravvivo. E penso. Metto su un po’ JazzSamba, che ce n’ho bisogno di brutto…

Tutto sommato faccio una vita che mi piace, ho un lavoro che non mi piace, abito in una città che mi garba: ce n’è da essere soddisfatti e incazzati in misura equilibrata.

Ogni tanto mi capita di incontrare gente come Giulia: bionda, stronza come una ballerina bulgara ambiziosa e affamata, con l’unica differenza che lei non è bulgara, non fa la ballerina ed è sull’orlo della bulimia. Ci siamo trovati per caso grazie ad amici comuni, solita festa, abbiamo bevuto qualcosa, siamo andati a casa sua, abbiamo trombato.

Fine della fiera. Almeno credevo...

Non che la sua bocca carnosa mi lasci indifferente; ma non mi torna il trasporto, meglio, la totale assenza di trasporto, il meccanicismo che regola i nostri fugaci incontri: bere, parlare di cazzate, scopare. Forse mostro scarso entusiasmo di fronte alla felicità o almeno di fronte a questo tipo di emozioni. Forse per via di un innato senso di colpa, retaggio di un’educazione spiccatamente italo-meridional-cattolica: rifuggere i piaceri terreni, sperare nell’altro mondo. Mi viene da ridere. Comunque per quel che mi riguarda, di fronte al dilemma dell’uovo e della gallina ho deciso di farmi l’uovo fritto. Ma non lo dico che a me stesso, per evitare che gli dei se ne accorgano e, invidiosi come sono, mi puniscano severamente. Ecco qui: la solita storia della iubris divina (se ricordo bene un concetto da tragedia greca...).

Dicevo dei pompini di Giulia (mmmh un bel salto concettuale...). In fondo è una brava ragazza. Davvero in fondo, certo, ma non è facile scegliere di dedicare la propria vita a fare beneficenza. Bisogna prendere atto che la nostra è una situazione di mutua donazione, di reciprocità. Come tutta la beneficenza c’e’ sempre uno scopo ben preciso dietro: aiutare il prossimo (fine nobile e ultimo), mettere la propria coscienza a posto (sono ricco, mi sento un po’ in colpa, ma faccio beneficenza, cazzo!), far notare al prossimo che la generosità è al centro della propria vita, partecipare a serate mondane di una certa ‘importanza’, godere di benefici fiscali rigorosamente raccomandati dal commercialista. Ecco, in tutto questo, cosa c’entra l’Amore?

Sbadiglio e poi decido di decidere di uscire. E cosi’ faccio.

Apro la porta e ti trovo davanti la mia vicina di casa settantenne che mi osserva impassibile.  Le sorrido radioso e finto come una una scarpa di Prada sul bancone di un marocco: “Buonasera, signora”, ma intanto penso “Cazzo ci avrà da guardarmi” e immediatamente mi ricordo del mio inconfondibile stile neo-naked. Figura di merda. Rosso peperone rientro in casa, mi guardo allo specchio, scuoto la testa con una sana dose di autocommiserazione. Metto su qualcosa di piu’ ‘pesante’ di un boxer e stavolta esco davvero. La Poderosa ha voglia di andare ed io la lascio scorazzare libera. Mi porta a Pontedera. Alla fine del corso (o forse all’inizio) c’è il Bar di Luca, un ragazzo che sa dare del tu alla menta; si fa rispettare; la pesta come si merita nel mortaio di legno, insieme alla giusta dose di lime, zucchero di canna, pezzi di limone, ghiaccio e rum: un mojito da Bodeguita. Siamo diventati amici. Lui mi vede da lontano e inizia a preparare l’attrezzatura. Io arrivo strofinandomi le mani, col sorriso a 32 denti; palato pregustante in festa, le dita in movimento pronte ad afferrare il bicchiere colmo. Figata. Mi siedo e me ne scolo buona parte. Capolavoro. Uso le cannucce tagliate come bastoncini cinesi per accaparrarmi i pezzi di limone intrisi di menta. Godo come l’Orso Yoghi davanti al cestino della merenda. Stiro le gambe soddisfatto. Accendo il telefono. 4 sms: 2 dal lavoro, 1 di pubblicità, 1 di S-Tony (il mio amico musicista...). Squilla il telefono. Spengo il telefono; faccio un segno a Luca: meglio un altro mojito…

Postato da: cicatrix a settembre 14, 2004 00:08 | link | commenti (3)

sabato, 18 settembre 2004

Un paio di giorni in giro. In lungo e in largo per il nord italia. Mercoledi' ero in Veneto via Bologna e poi Milano. Ho incontrato un tizio fortissimo: ha 50 anni, fa il consulente aziendale. Racconta di essere ricco di famiglia. Recita benissimo, sa un sacco di storie. Sgrana aforismi zen a raffica e sostiene di essere follemente innamorato della moglie. Si chiama Dario, e' milanese di nascita, veste piuttosto male, indossa cravatte improponibili, fuma come un turco incazzato. Ed e' un'ottima forchetta.

Due sere fa abbiamo cenato insieme in un ristorante milanese, di quelli con servizio apparentemente impeccabile, cucina di medio livello e clienti poco rumorosi. Abbiamo discusso di cucina e buoni vini, di viaggi, inevitabilmente di lavoro. Gli ho chiesto in cosa crede una persona che lavora mediamente 12/13 ore al giorno per 20 anni.

Lui mi ha sorriso e poi ha iniziato cosi':

"Vedi, caro il mio Francesco, che crede di saperla lunga" - mi ha strizzato l'occhio, ha fatto un lungo respiro, si e' guardato intorno e poi ha proseguito serio - "A vent'anni lavoravo sodo perche' volevo diventare qualcuno: ero convinto che avrei spaccato il mondo. A trenta mi sono accorto che la realta' era piu' dura dei sogni e che per andare avanti solo con le tue gambe devi essere o molto fortunato o molto, ma proprio molto bravo. A quaranta ero irrimediabilmente disilluso e raggiunta una soglia era piuttosto difficile andare avanti. A cinquanta sono felice. Prima lavoravo per il gusto di emergere. Poi per il potere. Poi per mantenere la posizione. Adesso non me ne frega un cazzo e mi diverto".

L'ho guardato pensieroso e gli ho detto: "Scusami, Dario, ma se sei ricco di famiglia e sei pazzamente innamorato di tua moglie, perche' te ne vai in giro a lavorare invece di goderti la vita per conto tuo, che so, banalmente, su un isola dei caraibi?"

Ha sorriso ed ha risposto: "Perche' non sarei piu' me stesso".

Ho cambiato discorso. La risposta mi e' sembrata non all'altezza dell'immagine che mi ero fatto di lui... La butto giu' qui perche' non voglio perdere l'occasione di pensarci su... adesso ho sonno. settimana di lavoro intenso... serata allegra con un po' di amici. un paio di bicchieri di fil di ferru sardo... come dicono loro? Eia!

 

Postato da: cicatrix a settembre 18, 2004 02:13 | link | commenti

Stamattina appena in piedi ho pensato, non so perche', che non ero mai stato ad Arezzo.

Ho preso un caffe' e senza pensarci troppo sono saltato sulla moto e ci sono andato. La giornata era bellissima e le due ore di asfalto si conciliavano coi miei pensieri.

Inevitabilmente il pensiero e' tornato ai discorsi con Dario. Perche' la gente (me compreso) trascorre anni e anni regalando il proprio tempo ad altre persone? perche' lo fa ben oltre il necessario? perche' si corre dietro ai soldi e poi non si ha mai il tempo di goderseli davvero? perche' per i soldi si dimenticano le cose piu' importanti?

Dario: "Ho lavorato in diverse multinazionali: una alimentare, l'altra automobilistica, altre di servizi. Ho fatto il responsabile commerciale, il direttore marketing ed altre menate simili. Ho capito che le aziende sono tutte uguali. Tutte hanno obiettivi ritagliati su misura per il top management; abiti di sartoria, un vestito da sposa che puo' indissare giusto la proprietaria... loro se li auto-pongono e poi li auto-raggiungono: e automaticamente incassano soldoni in quantita' industriale. La maggior parte di loro salta da un'azienda ad un'altra giusto in tempo per mollare la patata bollente a qualcuno piu' sprovveduto. Questo cazzo di top management lavora per se' e molto spesso il frutto delle loro stronzate sono dipendenti 'in esubero'; capisci? le cose non funzionano? tagliare i costi! il direttore generale e l'amministratore delegato rischiano di non raggiungere l'obiettivo? si manda a casa qualcuno che non conta nulla... capito?"

"Chiaro. Ma, non per deluderti... non mi stai raccontando nulla di originale"

"Cin, cin"

Alzo il mio bicchiere mezzo pieno e giu' una sorsata di Chianti. Ha ignorato il mio commento.

"Ad un certo punto, ho capito che avrei fatto piu' soldi vendendo esperienza al miglior offerente. Insieme ad un paio di amici abbiamo tirato su questa societa' di consulenza. Raccontiamo alle aziende quello che vogliono sentirsi dire".

"Un mix di teatro e slide grondanti buon senso..."

"Qualcosa del genere. Ci pagano e ricominciamo"

"Regalare cinque giorni a settimana a decine di sconosciuti, sentire i propri figli al telefono un paio di minuti tutte le sere, tornare il venerdi' con un giocattolo piu' costoso della settimana precedente"

Ha sorriso guardando il suo bicchiere mezzo vuoto: "Qualcosa del genere".

Ho pensato che l'affondo era fuori luogo. Ma in definitiva la sua e' una scelta volontaria a tutti gli effetti: e' la sua vita e avevamo tacitamente deciso di parlare liberamente, senza sovrastrutture mentali e giochi di ruolo. Come si fa solo con gli amici veri e i perfetti sconosciuti.

Eccomi ad Arezzo. Citta' incantevole. Ho passeggiato per Corso Italia fino a Piazza Grande (non ricordavo che fosse la piazza del film di Benigni, La vita e' Bella), poi fino alla Fortezza, la Cattedrale (ristrutturazioni in corso) e di nuovo in Corso Italia attraverso le stradine del Centro Storico. Sono entrato in una trattoria che spirava i miei appetiti primordiali. Si chiama Il Saracino: conduzione familiare, ragazza ai tavoli simpatica anche se un po' distratta (mi ha portato il dolce prima del primo....), ottime zuppe, carta dei vini onorevole, ambiente rilassato. Ho fatto un'altra lunga passeggiata e ho preso la via del ritorno. C'e' un plico nella buca delle lettere. Niente mittente. Sulla porta di casa, invece, una scritta trasversale che fara' crollare definitivamente le mie quotazioni con l'anziana vicina di casa: "stronzo" a caratteri cubitali e spray indelebile. Tradizionalissima lettera di insulti sotto la porta, carta inondata di profumo femminile. Quello di Giulia: la solita perfezionista...

Postato da: cicatrix a settembre 18, 2004 22:08 | link | commenti (5)

martedì, 21 settembre 2004

Sabato sera. Squilla il telefono. Suoneria di Vasco.

"Come staaaai? (di merda, grazie) Ti distingui dall'uooooomo comuuneee (e' una domanda?) Ti piace vivere come seeeei (a saperlo...) e vuoi rispondere solo a teeeeeee (e al Drugo, che mi sta chiamando...)"

"Pronto Copas". E' il Drugo, appunto.

"Oh Copa' che fai?"

"Rientrato adesso da Arezzo"

"Arezzo? Che cazzo ce sei annato a fa' a Arezzo?"

"Pippe"

"Ah bravo. Te mantieni 'n' allenamento. Stasera?"

"Pippe"

"Ok allora te passo a prenne' tra mezzora"

"No. Non ci ho voglia"

"Ma se ancora nun t'ho detto 'n cazzo..."

"Ecco appunto. Nun ci ho voglia uguale"

"Vabbe'. Tra un quarto d'ora sto sotto a casa tua"

"Vabbuo', allora se vieni sotto a casa mia non mi posso esimere"

"Vai in culo"

"Magari tra mezzora ti ci accompagno"

"Ok. Mezzora. ar massimo, pero'"

MI apro una birrozza e mi stendo sul divano.

Penso che dovrei richiamare un po' di persone che non sento da un pezzo... Mio fratello, per esempio. Da quando mia madre non c'e' piu' ci siamo sentiti appena due volte. Cazzo se mi manca. Eppure ogni volta che decido di chiamarlo mi blocco all'improvviso, lo stomaco si stringe, l'orgoglio mi blocca le dita e la memoria diventa tabula rasa. Alla fine dico sempre: "Lo faro' un altro giorno". Proprio come adesso.

Mi faccio una doccia. Mentre canticchio il solito ritornello di Vasco (sto imparando ad odiarlo...), squilla il telefono, due, tre volte... a lungo... ma sono sotto la doccia, non rispondo.... poi suonano alla porta.

"Arrivoooooo".

Indosso al volo un accappatoio.

"Copas, ti avevo detto almeno mezzora, cazzo". Apro la porta. Ho appena il tempo di vedere le nocche di una mano ed un anello con croce partire spedito verso la mia faccia... ho solo il tempo di pensare che si fara' un male cane contro il mio setto nasale e scarto d'istinto. Lo scanso. C'e' un tizio molto arrabbiato con me. E non capisco perche'!? "Macche' cazz...". Una ginocchiata di riporto dritta nello stomaco mi costringe a piegarmi come un mobiletto multiuso foppapedretti. Mi appoggio con la faccia alla spalla del tizio e mi preparo al dolore. Chiudo gli occhi. Vorrei dirgli che usa un profumo di merda, ma non ne ho il tempo perche' quello mi rifila una gomitata dritta sulla tempia destra.

Ma tosto ruppe le dolci ragioni / un alber che trovammo in mezza strada, / con pomi a odorar soavi e buoni.

Gli ho detto: "Faccia da culo". E poi non ricordo piu' nulla.

Ho riaperto gli occhi col Drugo che mi stava riempiendo di sberle, teoricamente per farmi risvegliare. Sono riuscito a fermarlo prima di svenire di nuovo.

"Ecchecazzo".

"Seratina di pestaggi? Ao' ma chi era quello"

"Tra una sberla e l'altra non ci siamo presentati". Mi tiro su a stento.

"Pensa che maleducato. Uno entra 'n' casa, te mena e neanche se presenta"

"Non mi stava menando..."

"No certo...."

Mi guardo allo specchio per verificare eventuali segni permanenti: "...mi stava massacrando...". Nessun segno evidente.

"Meno male che so' arivato 'n tempo..."

"Ma dov'e'?"

"E' scappato 'sto stronzo. L'ho visto che te corcava. Je so' arivato alle spalle e jo dato 'n carcio sulla schiena. Jo detto: "Ao'!". Quello s'e' girato e jo ddato na pezza... poi 'n' carcio nee palle... s'e' piegato e m'ha spinto de lato. Io so' scivolato e quello m'e' scappato. Ho provato a 'nseguillo ma gniente. Coreva come 'n fijo de na mignotta".

"E certo con quella panza..."

"Vabbe', aaaah coso, la prossima vorta je do na mano... a lui"

In realta' non mi ha fatto granche' male. A parte le ferite di altro tipo che ti puo' lasciare un tizio che entra in casa tua e ti mena... oltre a qualche dubbio sul perche' uno debba entrare in casa a menarti...

"Ma che voleva?"

"E a me lo dici? Magara e' lo stesso che t'ha scritto sta cosa simpatica sulla porta.... E certo che un po' de ragione je la posso pure dare..."

"Sono due cose distinte"

"E che ne sai"

"Lo so e basta"

"Allora chiamamo i Carabbigneri"

"No. Lascia stare. Sara' stato un drogato...".

Il Drugo mi ha guardato perplesso e mi ha detto con gli occhi che la cosa non gli quadra.

Ho lasciato cadere la cosa e, visto che non avevo nulla di rotto (ma un insieme di dolori sparsi), mi sono rivestito e siamo usciti (giusto in tempo per vedere lo spioncino della mia vicina di casa richiudersi repentinamente al nostro passaggio).

"Mo parlamo serii. Che e' successo? Cos'e' sta storia della scritta e de questo che te stava a mena'?"

"Dammi una sigaretta".

Il Drugo mi smolla una delle sue superdotate. La spippo a fatica e dopo due tiri la butto via.

"La scritta e' di Giulia".

"Giulia? Ma chi quella che hai conosciuto da Giorgio?"

"No. Quella della festa da Aldo e Chiara"

"Ah. Ho capito. Embe'?"

"Embe'?! Non lo so gli e' presa cosi'. Punto".

"No. Dico: e tu non pensi che possa essere stato qualcuno mandato da lei?"

"No."

"Perche'?

"Perche' no."

"Adesso mi e' piu' chiaro"

Arriviamo in un posto fuori Pontedera in aperta campagna dalle parti di Palaia.

Mi accorgo di aver lasciato il cellulare a casa. Pazienza.

"Dove mi hai portato?"

"Aspetta e vedrai"

Il posto e' tetro. Ci sono candele e ceri dappertutto.

Non mi ispira granche'.

La musica che arriva da dentro e' una qualche cagata techno. Alla porta c'e' un tizio grosso come un armadio a tre ante che ci guarda e saluta Il Drugo. Entriamo. Il salone e' illuminato malissimo. C'e' il bancone del bar al centro e una massa informe di assetati intorno. Gente seduta. Gente che balla. Una tizia bassina e abbronzata si avvicina al Drugo sorridente. Si arrampica, lo abbraccia e lo bacia. Poi tocca ad una mega topona di cui ricordo le tette ma non il colore dei capelli; gli afferra le gote e le stringe come faceva una tizia amica di famiglia con me e mio fratello da piccoli: io la odiavo, ma da questa qui mi farei fare di peggio. Scattano le presentazioni. La tipa che mi garba si allontana e la seguo con gli occhi.

Morgana, quella bassina, si dimostra simpatica e dotata di ferree chiappe; ci presenta altra gente. Alcuni sono bolognesi o comunque emiliani; ci sono altri tipi di perugia e altri di non so bene dove.

Poi dopo una serie di giri di cazzate torna la tipa tettolona con le birre. A parte la musica, l'atmosfera inizia a piacermi.

MI avvicino col sorriso traverso stile Fred Buscaglione: "Com'e' che ti chiami?"

Mi guarda un po' di sbieco: "E tu?"

"Ah, L'ho chiesto prima io". Sorriso a 32 denti.

"Ma che bella conversazione". Gira i tacchi e mi lascia li come un perfetto coglione.

"Si chiama Tiziana". Una bella figliuola dai capelli un po' mossi spuntata dal nulla.

"Simpatica". Smonto il sorriso pietrificato.

"E' una stronza"

"No!? Ma davvero?"

"Vedo che vi siete gia' conosciuti. Noi si fa un giro di la'. Ci vediamo dopo".

Morgana e Il Drugo si allontanano. Io rimango con la tipa e la gente di bologna (o insomma emiliani) e i perugini.

Ci sediamo e tra un mio giro di rum e una loro tirata mi raccontano delle peripezie per arrivare alla festa, di come hanno conosciuto Morgana (che scopro essere la padrona di casa) su Internet e di come l'hanno incontrata in vacanza a Viareggio:

"saranno quattro anni?";

"ma no sono cinque";

"ma no che sono quattro";

"ricordati di alessio: sono cinque";

"hai ragione. ma se c'era alessio allora e' ancora prima..."

"E tu come l'hai conosciuta?"

"Praticamente due... ma no... al massimo tre minuti fa". Risata collettiva. Danno soddisfazione questi ragazzi.

Scopro che nella vita fanno gli imprenditori, i commercianti, gli architetti.

"E tu che fai?"

"Io l'avvocato pentito". E giu' un'altra risata.

Poi mi raccontano cosa faranno quest'inverno e quanto nevichera'. E intanto iniziano a pianificare anche le vacanze primaverili, interrogandosi sui grossi problemi derivanti dalle guerre scatenate "dai terroristi islamici" e su quanto sia pericoloso andare a Sharm con queste compagnie di voli charter.

Gli dico: "certo che son problemi grossi"

mi guarda uno di loro (l'architetto con una camicia bianca di marca) e mi fa: "Puoi dirlo forte"

Decidono di andare a ballare e rimango fatalmente solo con la tipa dai capelli un po' mossi.

Mi guarda e sorride: "Eh si. Sono problemoni!"

Le sorrido, ma prima di poter parlare arriva Il Drugo trafelato:

"Andiamo"

"Ma come andiamo? siamo arrivati da neanche un'ora"

"Ti dico andiamo. Senti a me"

Sento delle urla in lontanza. Guardo la ragazza dai capelli un po' mossi:

"Devo andare... vorrei dirti che e' stato un piacere..."

Sorride: "Piacere mio"

Il Drugo intanto e' corso fuori. Sento un urlo "pezzo di merda, t'ammazzo"

Guardo la tipa: "E' proprio seratina. Senti questo e' il mio biglietto da visita. Alla prossima"

Lei mi guarda perplessa. Io ci penso e poi mi rendo conto della cazzata.

Pazienza ormai la figuraccia e' fatta. Mi diriggo verso l'uscita senza voltarmi.

Non faccio in tempo ad entrare in macchina che Il Drugo e' partito in quarta mentre un gruppo di personcine tra il faceto e l'incazzato andante sono corse fuori alla evidente ricerca del mio amico.

"Che e' successo?"

"Niente"

"Capisco. Gli amici ti volevano salutare?"

Mette su la radio

"Solo una mano"

Taccio.

"Dico. Che sara' mai. Mi e' scappata, cazzo". E giu' una disquisizione sulla liberta' sessuale e le finzioni del nostro tempo e i desideri delle donne e gli uomini senza palle e ancora e che sara' mai una mano sul culo e cos'e' questo rigurgito da santa inquisizione e che...

arrivati a casa insiste per accompagnarmi dentro per vedere se tutto e' apposto:

"Non si sa mai"

"Ao' non e' che ti e' andata male con la tipa e..."

"A frocio te piacerebbe!"

"Mah, sai, non sei il mio tipo, fustaccione"

Ci scoliamo un paio di birre e si fanno due chiacchiere sulla serata e sui sospetti intorno alle 3 Il Drugo va a dormire ed io sono solo in casa.

Sento il bip di un sms e cerco il telefonino dappertutto.

Ho tre chiamate senza risposta (anonime) ed un sms: "Gentile Avvocato-pentito, usualmente la gente si presenta diversamente. Ma tant'e'. Piacere, io mi chiamo Ilaria".

Postato da: cicatrix a settembre 21, 2004 01:00 | link | commenti (4)

venerdì, 24 settembre 2004

"Si.... pronto.... chi .....". clic. Mi ha riattaccato di nuovo.

E' notte fonda, ma qualcuno evidentemente non ha sonno....

Mi fa male la testa e un po' di ossa.... chissa' perche' i dolori dopo uno sforzo fisico o una sana bastonata come quella dell'altra sera si fanno sentire particolarmente dopo due giorni....

A parte i dolori mi fa male sapere di avere nemici, qualcuno che ti odia e non sai perche', qualcuno che pensa di farti del male quando tu stai pensando solo alla tua vita e rispetti perfino le formiche per terra...

Ieri sera ho rivisto per un po' piu' di mezzora Ilaria. Mi piace. E' spiritosa e velenosa al punto giusto. Era incazzata come una "iena-non-ho-una-sega-da-ridens". MI raccontava che in ufficio le hanno dato la 'scheda di valutazione".

Ho attaccato: "La pagellina?"

"Si, qualcosa del genere. Con la differenza che qui se prendi un bel voto ci scappa qualcosa"

"Cioe', trombate col capo?"

"Ma che dici? E insomma ti dicevo che questi sono completamente svitati di lampadina. Secondo me scrivono sta roba col dizionario italiano-idiota; idiota-italiano, hai presente?"

"Come no?"

"Sai cosa mi hanno detto? Lei e' una persona estremamente cretiva ed assertiva; denota motivazione al ruolo e rigoroso impegno professionale; ma a volte tende a scadere in polemiche gratuite... Ma ti rendi conto?"

"Vai da Biscardi..."

"Non mi piace il calcio. Comunque, io gli faccio: mi faccia qualche esempio. E quello 'Beh, esempi particolari, vediamo mumble mumble? (sembrava Pippo di Topolino, hai presente?) beh esempi particolari non e' il momento, ecco, qui discutiamo di una valutazione complessiva direi tutto sommato non male...'. Gli faccio: 'Si, ho capito non male... ma io mi ritengo un po' meglio di non male. Mi faccia qualche esempio pratico da cui desume questa vis polemica.  E quello mi fa: 'Ecco per esempio adesso, in questo momento'.

"Risposta mitica. Me la segno, che puo' tornarmi utile"

"Ti giuro sono rimasta a bocca aperta; ero indecisa se spaccargli la faccia seduta stante o mettermi a piangere"

"E gli hai spaccato la faccia, immagino"

"No"

"Allora hai pianto?!"

"No"

"Eh...?!"

"Niente ho detto che forse aveva ragione, che la sua era una logica stringente e che mi aveva messa al tappeto con questo ragionamento. Mi ha raccontato la storiella della rava e della fava, ho detto "grazie per il preziosissimo feedback...."

"....leccaKulo...."

"...la mia professionalita' ne trarra sicuro beneficio ed altre stronzate simili...hai presente?"

"Penosa. E lui?"

"Gli ho fatto un sospiro esagerato, mi sono alzata incollandogli tette e scollatura quasi al naso, della serie guardare-ma-tu-non-potere-toccare-ne'-ora-ne'-mai-neanche-se-io-e-te-si-rimane-su-solita-isola-deserta-per-eternita-brutto-segaiolo-amen. Sono sicura che ha capito il messaggio".

"Criptato"

"Amico mio, essere donna non come essere uomini! Stasera, poi, sono proprio depressa..."

Le sorrido: "Ma dai non te la prendere. In definitiva ti hanno fatto due complimenti; tradotto dall'aziendalesko all'umano significa che sei piu' originale e creativa di chi ti ha giudicato ed hai le palle per dire quello che pensi senza quei fantastici giri di parole per dire tanto, senza dire rigorosamente un cazzo.... e' un'arte sai? alcuni diventano capi di stato con questa tecnica.... adesso che ci penso la devo affinare..."

Abbiamo finito la serata bevendo e chiacchierando come due buoni amici, anche se devo dire che un giro in carrozza con lei lo farei davvero volentieri... e da come mi guarda ho idea che sia un'idea comune... ma non stasera, non queste sere.

Sono piuttosto preoccupato per questa faccenda dell'aggressione.

Mentre tornavo a casa guardavo continuamente nello specchietto retrovisore della macchina (ho mollato la moto perche' stasera pioveva e anche perche' francamente ora mi sento piu' sicuro in auto...).

Sono sveglio di notte. Sobbalzo ad ogni rumore. Squilla di nuovo il telefono.

"Pronto, stronzo. Hai rotto i coglioni. Se avessi davvero le palle usciresti allo scoperto, hai capito cacasotto..."

Silenzio.

Se fosse una commedia brillante ai miei insulti avrebbe risposto qualcuno tipo il capo-ufficio, il prete, i genitori, un amico....

Invece sento un respiro affannoso dall'altra parte... per la prima volta colgo segnali di vita dell'altra parte.... Insisto:

"Capito palle sgonfie? Sei un pezzo di pelo di coniglio, neanche intero capito? un pezzo di pelo di coniglio del cazzo bastardo figlio di puttana che quando tua madre ti ha messo al mondo neanche sapeva chi era tuo padre quel grandissimo co..."

"Hai qualcosa che mi appartiene"

Silenzio. Terrore. Il tizio parla sicuro. Riprendo il controllo.

"Cos'e' che avrei io?"

Ha un attimo di esitazione. Probabilmente non sa se dirmelo; non sa se fidarsi o cosa diavolo... e come dargli torto: se c'e' una cosa di cui mi sono sempre fidato la mia inaffidabilita': puntuale come un orologio svizzero...

"Hai ricevuto un pacco. Quel pacco e' mio"

Panico. "Non ho ric...". Mi blocco. Ho ricevuto davvero un plico qualche giorno fa... prendo tempo.

"Senti giovane, io non ho ricevuto nulla. In ogni caso, se ricevo un pacco indirizzato a me vuol dire che il pacco e' mio e non tuo... non so se afferri la logica"

"Sul pacco non c'e' scritto nessun indirizzo. Controlla"

E' una parola. Sto rivoltando casa ma del pacco nessuna traccia. Eppure ricordavo di aver ricevuto un plico.

"Non cambia nulla. Tu sei entrato in casa mia e mi hai aggredito. Anzi se mi capiti a tiro stavolta il culo te lo faccio io"

"Ho capito. Guardati le spalle". Clic

Bella cazzata.

Postato da: cicatrix a settembre 24, 2004 00:02 | link | commenti (4)

domenica, 26 settembre 2004

IL giorno dopo stavo male. Sono andato in ufficio di volata. Contravvendo alla decisione del giorno prima ci sono andato in moto (come dire... quando uno prende una decisione...). 

Ho lavorato poco e male.

All'uscita sono andato di corsa in Superstrada fino a Firenze. Credo di aver beccato un paio di Autovelox. Ho pensato che in questo modo mi sarei eclissato ed avrei allontanato i pensieri ed il problema. Di sicuro mi sarei accorto di qualcuno sulle mie tracce... Non me ne sono accorto. Ho girato per il centro bighellonando senza senso e senza meta.

Poi mi ha chiamato Ilaria.

"Come stai?"

"Mi distinguo dall'uomo comune...". Patetico.

Lei si dimostra immediatamente piu' pragmatica: "Che fai stasera?"

"Sono a Firenze. Sto facendo un giro per negozi"

"Ma dai. Io sto tornando adesso da Bologna. Se ti raggiungo, mi porti in un posto a mangiare qualcosa? Ho una fame che non ci vedo"

"E' una domanda?"

"No. Sono gia' uscita a Signa"

Sorrido. Mi va di vedere qualcuno e fare due chiacchiere poco impegnative.

"Passa dalla stazione. Io sono in moto"

"Agli ordini!"

Studio trucchi per analizzare quello che succede intorno senza dare nell'occhio: mi fermo davanti ad una vetrina e guardo il riflesso per vedere le facce di chi e' dietro... Nel Bar avevo cercato di sbirciare le figure sulla zuccheriera. L'avevo visto fare in Spy Games; con Brad Pitt e Robert Redford funzionava... Mi sento un incrocio tra James Bond e un perfetto idiota. Quando il barista ha richiamato la mia attenzione sulla fila formatasi alle mie spalle, ho optato definitivamente per la seconda ipotesi.

Ho chiamato Il Drugo. E' sempre bello sentire gli amici.

"Copa', come te senti"

"Cosi'"

"Ao', senti questa. Te ricordi la tipa dell'artra sera alla festa?"

"Rosalba?"

"Morgana! li morte' che memoria de merda. 'nsomma, me richiama il giorno dopo e mi fa un cazziatone gigante su sto fatto della mano sur culo dell'amica sua. Io je dico che effettivamente se le cose fossero andate come le avevano raccontato ci avrebbe no ragione: de piu'! Ma le cose non sono andate cosi'. Le ho detto che c'erano rivelazioni clamorose sulla serata e su alcune persone in particolare.Che anzi urgeva un dialogo approfondito sul tema; a quattrocchi. Ao'. Ho centrato la cosa. C'e' cascata come 'na pera cotta. sai com'e' il detto: 'la curiosita'...."

"...e' femmina?"

"Ma quanto stai diventando intelligente. Piu' te picchiano e piu' diventi argutio"

"Magari stasera mi faccio picchiare di nuovo cosi' sei piu' contento"

"Ao' a proposito. Com'e' annata a fini' sta faccenda?"

"Che mi hanno chiamato stanotte e mi hanno minacciato. Cercano un pacco che dovrei avere io".

"Embe'. Che pacco".

"Il problema e' esattamente questo. Io non ho nessun pacco. Anche se ricordavo di averne ricevuto uno qualche giorno fa. Ma non lo trovo. Forse l'ho buttato. O forse l'ho sognato. O magari che cazzo ne so..."

"L'ultima mi sembra sensata"

"Quando sei arrivato l'altro sera il tizio era gia' entrato?"

"No. Te stava a mena' sulla porta de casa".

"Quindi sei sicuro che non abbia preso nulla?"

"Beh, questo non te lo so dire. A senso te dico di no"

"Bah. Chissa' che cazzo c'e' in questo pacco"

"Ma hai fatto 'na denuncia ai carabbigneri?"

"E che la faccio a fare? Che ne so che c'e' nel pacco. E se c'e' qualcosa di compromettente e quelli non mi credono?"

"Ma che cazzo stai a di'?"

"Non so. Non credo che mi sarebbero d'aiuto in questo frangente".

"Vabbe'. Apri gli occhi e stringi le chiappe"

"Si, Maestro Yoda. Lascia che il tuo discepolo si congedi dalla tua saggezza".

"Ciao". Sto per riattaccare poi mi ricordo di una cosa.

"Oh, Copas..."

"Eccolo"

"Com'e' andata con Morgana? Che gli hai detto?"

"Cosa le ho detto? Vediamo. Prima o dopo che me la so' trombata?".

Intanto sono arrivato nei pressi di Santa Maria Novella. Aspetto poco. Vedo gia' arrivare Ilaria.

E' in splendida forma.

"Ciao, Maschio"

"Ciao, Donzella"

"Dove mi porti a mangiare? Cibo, cibo".

"Ti porto in un locale carino. E' una traversa qua vicino. Posto un po' tamarro ma sano"

"Ottimo. Basta che si arrivi presto altrimenti inizio a prenderti a mozzichi sul braccio"

La ascolto. Mi piace ascoltarla. Ha un modo di parlare che mi attrae. E' intensa. Ecco. Siamo seduti, mangiamo un primo, beviamo buon vino (un Nobile di Montepulciano niente-male che concilia la pace dei sensi). C'e' complicita' senza malizia. Non e' un gioco di seduzione. Abbiamo gia' deciso che stasera andremo a dormire insieme. E sappiamo anche che dormiremo pochissimo. Cosi' ci godiamo gli sguardi rilassati e i pensieri pregustanti.Quando usciamo e' quasi mezzanotte. Torniamo verso Pontedera. L'accompagno a casa e non mi chiede neanche di salire. E' scontato. Mette su Stan Getz e Charlie Bird. Non abbiamo neanche il tempo di finire il rum nei bicchieri che siamo con le labbra incollate. Sento le sue mani sul collo e infilo le mie dentro il suo reggiseno. Lo slaccio. Ha le tette sode e i capezzoli turgidi. E' calda. Ha una pelle fragrante e odorosa. Stiamo facendo ancora l'amore quando sulle note finali di Desafinado la musica finisce...

Cazzo. Come dico sempre: questa volta mi innamoro.

Postato da: cicatrix a settembre 26, 2004 23:04 | link | commenti (5)

giovedì, 30 settembre 2004

Ho appena finito di rimettere a posto casa. Dovevo aspettarmelo: mentre ero via, sono entrati in casa e l'hanno messa a soqquadro. Hanno sfasciato tutto. Anche l'inimmaginabile: per dispetto mi hanno frantumato le bomboniere ancora intonse degli ultimi 16-17 matrimoni a cui ho partecipato: e si sono portati via i confetti! Bastardi...

E' deprimente entrare nella propria casa e trovarla stravolta. Mi fa sentire male, neanche incazzato, proprio malissimo. E' una di quelle violenze che ti fanno sentire impotenti.

Rapido controllo della situazione: a parte i confetti (e a parte il pacco, spero...), non hanno portato via nulla. Ho argutamente notato che questo simpatico marrano che mi ha disintegrato casa soffre di problemi intestinali, perche' ha defecato nel vaso cinese (finto) che utilizzavo come porta ombrelli: un'ottimo indizio per l'ispettore Cecchetti detto Cicatrix (adesso che ci penso: che cazzo ce l'avevo a fare un vaso cinese finto in casa mia? a me fanno schifo...). Nessuna traccia di carta igienica utilizzata, pero'? Perche'? Ma e' elementare Watson: si e' pulito il culo sulle lenzuola del MIO cazzo di letto! Umore nerissimo.

Maniche rimboccate e olio di gomito.

Squilla il telefono. Spero che sia il bastardo, perche' voglio prendermi qualche soddisfazione... Invece e' Tonio.

"Pronto, Tonius"

"Ciao, Francesco, che mi racconti?"

"Una merda.... in tutti i sensi... Poi ti racconto. Tu piuttosto? ma poi l'hai fatto quel concerto famoso di cui mi avevi parlato?"

"Eh, veramente e' stasera. Ti chiamavo per questo. Ci vieni, allora?"

"Uhmm, idea non male..."

"Non male un corno. Mi avevi detto che venivi. Anche perche' mi devi dare una mano a smontare e rimontare il tutto"

"Ah, capisco. Ti serve la mia valutazione critica. Daltronde come commiserarti, un orecchio fine come il mio..."

"Ma falla finita, tu che ascolti quelle cagate di Jazz-Samba, cosa vuoi capirne di musica"

"Ma se la suoni pure tu la Jazz-Samba..."

"Io sono poliedrico e suono per il pubblico: alla massa piace. I musicisti accontentano il pubblico: ma ascoltano altro"

"Sei un buffone"

"Ci vediamo alle 6 in punto, passa da casa mia, molli il mezzo e andiamo con la mia macchina"

"Gesu'. Se guidi tu dovremmo partire subito ed io non ce la faccio prima delle 7"

"Massimo alle 6 e mezza, che dobbiamo arrivare a Camaiore".

MI rimane un po' di tempo. In mezzora ho finito di ripulire casa e accatastare in diversi angoli libri, quadri, lampade e vestiti. Ho lavorato davvero troppo: mi ci vuole un Mojito.

Luca mi vede arrivare da lontano, sorride e quando entro nel bar sta gia' pestando nel mortaio:

"Oh, tra poco la stagione della menta e' finita. Te ne lascio un paio di ciuffetti da parte ma ce n'e' al massimo per altri 3/4 giorni"

"Ok. Dammi pure tu brutte notizie. E' una congiura. E' tutto un magna magna generale e complessivo".

"E' la natura. Sai cos'e' la natura? le stagioni, il caldo, il freddo, quella roba li', hai presente?"

"Per me rimane una congiura". Mi giro verso Sandra, la compagna di Luca che e' appena uscita dal retrobottega, le faccio la linguaccia. Lei mi fa gli occhi strabici e poi dice:

"Lascialo perdere quello li' cosa vuoi che ne capisca. E' ancora troppo giovane e irresponsabile"

Luca risponde: "Il pupo qui dice che vuole la menta tutto l'anno"

"Perche' no" -gli dico- "perche' l'uva a marzo e' una cosa normale e la menta no"

"Perche' il sapore dell'uva a marzo fa schifo!"

Incasso. Mi avvicino al bancone e guardo Luca con gli occhi di traverso e la faccia da duro. Lui ridacchia e fissa dritto negli occhi a mo di sfida: si gusta la risposta del kappao'. Prendo il mio mojito, lo assaggio. Delizioso.

"Uhmm. Buono questo mojito geneticamente modificato..."

"Tua sorella ha la passera, geneticamente modificata"

2 a 0. Palla al centro. Mi vado a sedere fuori e Sandra mi segue.

"Allora giovane. Raccontami qualcosa"

"Che ti racconto. Stasera vado ad un concerto jazz con un mio amico..." Si chiacchiera del piu' e del meno. Ogni tanto Luca tra un caffe' ed un cocktail commenta con qualche battutaccia, il tempo scorre bene. Ordino un altro mojito.

Mi guardo intorno e penso che qualcuno potrebbe tenermi sotto controllo. Sono seduto al tavolo di un bar, quasi al centro di un incrocio di quattro vie, con locali pubblici, negozi e vetrine in quantita' industriale. L'ideale per chi deve spiarmi. Sono un genio. Certamente questi sanno i miei orari e i miei spostamenti, perche' sono entrati in casa quando sapevano di potersela prendere comoda... Mi guardo intorno e cerco di capire chi potrebbe essere lo spione. Il bar e' pieno come al solito. Non ci sono facce sospette. Un paio di tizi che conosco, due ragazzi al videogame, un uomo ben vestito che legge il giornale (mmmh questo mi insospettisce un po'), un vecchio occhialuto che sorseggia qualcosa con il suo cane accucciato, diversi gruppi di ragazzi seduti ai tavoli. Una mare di persone sul Corso di Pontedera: madri e padri, nonne e nonni con i bambini, adolescenti rigorosamente divisi tra maschi che fanno casino per mettersi in mostra e ragazzine che fanno finta di parlare fitte fitte e indifferenti ma si vede lontano chilometri che ci tengono ad essere notate... osservo distratto, sorseggio il mojito piluccando con le cannucce i pezzetti di limone, sorrido. Agguanto la Gazzetta dello Sport e affondo nelle polemiche arbitrali.

"Posso?"

"Veramente ho appena iniziato a leggerla". Alzo gli occhi. E' il vecchio occhialuto che si e' gia' seduto al mio tavolo, sorridente. Il suo pastore tedesco si e' sistemato sotto la mia sedia.

"Non amo lo sport". Continua a sorridermi.

Ricambio il sorrisone: "Io lo adoro, invece. Le interviste a Moggi, per esempio, mi fanno impazzire, ha presente?". Continuo a leggere il giornale. Sposto la gamba di tre centimetri e sento il cane ringhiarmi sotto le chiappe. Sudo freddo.

"Buono, Juppiter. Il signore e' un amico".

Alzo gli occhi dal giornale e il tizio mi guarda col sorriso spianato sulle labbra. Inizia a darmi ai nervi. Sorrido e lo guardo silenzioso. Poi, visto che lui non favella, favello io:

"In cosa posso esserle utile, Signor...?"

"Luperini. Avvocato Luperini". Sorride.

"Bene. Molto piacere. Ma ancora non mi ha detto in cosa posso esserle utile, Avvokato" Continuo a sorridere. Continua a sorridere.

"Vede, Avvocato Cicchitto..."

"Cecchetti. E non sono avvocato...". Metto via il giornale. La cosa si fa seria.

"Oh, questo lo so, dottor Cecchetti". Lo pronuncia forzando volutamente l'accento. Non colgo la provocazione.

"Interessante. Quante altre cose sa?"

"Diciamo abbastanza". Smette di sorridere e mi guarda dritto negli occhi. Lo fisso a mia volta.

"Capisco. Fa lo spione a tempo pieno o tra una dialisi e l'altra?"

Ricomincia a sorridere. Lo anticipo:

"Aspetti non me lo dica: le avevano gia' detto che ero brillante ma non immaginava cosi'? Beh, grazie. Lo so".

Questa volta ride. Risata finta, da cattivo dei B-Movies. Io gia' tifo per il buono, che poi per inciso sarei io...

"Non proprio". Mi stampo la delusione in faccia.

"Non le rubo altro tempo. Lei ha gia' capito perche' sono qui."

"No. Me lo dica lei. Ma se cerca il Viagra lo trova nella farmacia accanto". Boh questa mi e' uscita cosi'. Arguisco che il tizio non mi risulta simpatico. 

"Lei ha qualcosa che mi appartiene"

"Io non nulla che non sia davvero mio. Ma questo lei dovrebbe gia' saperlo...".

Ride: "Il fatto e' che quel pacco ha un valore sentimentale molto alto per me..."

"Oooh, la capisco. Anch'io ho in casa molte cose che 'avevano' un grosso valore sentimentale. Le raccontero' la storiella di un vaso cinese. La conosce?"

"No. Mi piacciono le storie zen". Come dicono a Bari: tucchet' e affondet'.

"Le do atto che a guardarla cosi' non mi sembrerebbe uno che entra in casa degli altri per cacare nei vasi cinesi, pulirsi il culo sulle lenzuola e poi dedicarsi a sfasciare tutto... le do atto che il vaso non era bellissimo, ma come dicevamo: vuole mettere i sentimenti..."

 "Mi dispiace per come le hanno ridotto casa. Salvatore a volte si fa prendere un po' la mano"

"Tolga pure un po'"

L'Avvocato diventa serio di colpo: "Mi dica dov'e' il pacco"

Lo guardo fisso. Faccio un lungo respiro. Mi calmo e poi attacco, lento: "Vede, Avvocato. Io ho ricevuto un pacco. Ma quel pacco in casa mia non c'e'. E non ce l'ho piu' io. In ogni caso, dopo quello che avete fatto alla mia casa, anche se lo avessi, non ve lo darei. Ora, le auguro di trovarlo e quando lo trova, mi faccia un favore: se lo metta nel culo di traverso. E se non ci riesce, si faccia dare una mano da Salvatore"

Mi alzo di scatto. Il cane abbaia e sfiora il polpaccio con le zanne. Il vecchio mi urla dietro. "Buona serata, Avvocato Cicchitti".

Salto in moto e volo via tra adrenalina e terrore. 

Sono gia' sotto casa di Tonio, quando mi ricordo di non aver pagato il conto del bar...

Postato da: cicatrix a settembre 30, 2004 12:01 | link | commenti (5)

 
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